Hypercar, la Scuola Italiana.

Di Filippo Miotto, pubblicato il 8 marzo 2021.

Oltre ogni limite.

Hypercar. Come possono essere riconosciute? Per farlo bisogna prestare un po’ di attenzione. Guardate un’auto. Se questa è bella, anzi bellissima, con linee ricercate che ispirano un misto di rabbia e velocità, con una cura maniacale di ogni dettaglio, allora potrebbe essere una Hypercar. Controllate ora i dati tecnici: sono oltre ogni limite? Potenza e velocità sono estremizzate? L’aerodinamica è l’applicazione di ogni conoscenza tecnica attualmente possibile? Se la risposta a queste domande è sì, allora ne avete trovata una.

Il concetto di hypercar (questa volta uso la minuscola) nasce in realtà con un’altra accezione. Nel 1990 lo statunitense Amory Lovins, fondatore del R.M.I. (Rocky Mountain Institute, una organizzazione statunitense che si occupa di ricerca, pubblicazione, consulenza e studio nel campo generale della sostenibilità, con speciale riguardo alle innovazioni per l’efficienza energetica) costruì un’automobile super efficiente, spaziosa e simile ad un SUV. La ribattezzò ‘hypercar’: aveva dei consumi sorprendentemente bassi garantendo comunque potenza e velocità. Ma questa storia non è la nostra.

Il concetto di Hypercar moderno in ambito di vetture sportive, così come siamo abituati a conoscerlo, nasce poco più tardi, con le prime auto supersportive prodotte in numeri molto limitati, non solo da case automobilistiche storiche, ma anche da piccoli produttori. Questi avviano la propria attività con il solo scopo di produrre questa tipologia di veicoli. Ricordiamoci però che, molto spesso, essi stessi erano già parte del mondo delle auto da corsa. Le conoscenze e le competenze che ci sono alle spalle di queste vetture, infatti, sono elevate e non possono essere improvvisate. Anche quando si parla di neo-imprenditori del settore in realtà ritroviamo strutture composte da gruppi di lavoro già rodati in altre case automobilistiche e con esperienze avanzate nelle vetture estreme o nel settore delle corse automobilistiche.

Conoscendo più nello specifico queste tipologie di vetture è possibile riconoscere dei principi e degli stili comuni che le differenziano e le accomunano allo stesso tempo. Rivedendo e analizzando passato, presente e futuro dei modelli proposti, è così possibile, come è uso comune per le opere d’arte, riconoscere diverse scuole e filosofie di pensiero. In questo articolo vorrei così analizzare la Scuola Italiana e vedere le Opere d’Arte prodotte o che vedremo prodotte nei prossimi anni.

Le caratteristiche comuni.

Come già indicato, normalmente questa tipologia di autovetture vengono riconosciute sia per il sistema di propulsione adottato, comprendente motori potentissimi e/o applicazioni avveniristiche di nuove tecnologie, sia per le linee molto ricercate che non le fanno di certo passare inosservate. Materiali avanzati o ricercati vengono anche adottati per gli interni che devono sempre, come le linee esterne, essere facilmente associabili ad una certa tipologia di veicolo ed evidenziare sempre un’estetica da lasciare meravigliati chi le osserva.

Per quanto riguarda i motori, le potenze superano ormai i 600-700 CV. Qualche Hypercar resta affezionata ai motori puramente endotermici, come ad esempio il 12 cilindri della Pagani Huayra, o l’8 cilindri della Mazzanti Evantra, mentre altre adottano sistemi ibridi di vario tipo. Passiamo così dalla Ferrari LaFerrari, la prima autovettura ad adottare su un’auto di serie (se così si può dire…) il propulsore HY-KERS derivato dalle Formula 1, alla Estrema Fulminea, ancora in progetto, che invece adotta un sistema ibrido di batterie, costituito da supercapacitori e batterie a stato solido.

L’aerodinamica, anche se trattata in modo diverso, è sempre all’avanguardia. Praticamente tutti (o quasi) i modelli di Hypercar, per garantire la corretta stabilità e tenuta di strada alle velocità di marcia previste, quindi elevatissime, oltre che per permettere spazi di arresto cortissimi, devono adottare sistemi aerodinamici adattivi, ossia che permettono un cambio dell’aerodinamica stessa in base alle esigenze. Compaiono quindi condotti di aerazione mobili, in grado di aprirsi o chiudersi, flaps regolabili, alettoni a scomparsa o comunque mobili e quant’altro sia disponibile nel settore. Molte tecnologie applicate, anche in questo caso, non sono ancora disponibili sulle grandi produzioni, ma sono esclusiva di queste vetture di nicchia che fungono anche da “test” per queste stesse tecnologie, prima che vengano adottate anche da altre case automobilistiche e prima che ce le ritroviamo noi sulle nostre utilitarie… Pensiamo, ad esempio, al sistema camless della Koenigsegg, di cui trovate indicazioni in un mio articolo dedicato a questa tecnologia, che potrebbe migliorare i rendimenti dei motori endotermici accoppiati ai motori ibridi.

L’inizio della nostra storia.

Guardando al passato, sono sempre stati proposti modelli di auto dalle prestazioni eccezionali o che si distinguevano dalle altre per le loro linee avveniristiche, o per le tecnologie avanzate di cui erano dotate. Countach e Cizeta ne sono un esempio. Personalmente, però, credo che la nascita del concetto di Hypercar, così come viene inteso oggi, sia fissato al 14 settembre 1991, anzi il 15 settembre 1991, data della ricorrenza della nascita di Ettore Bugatti, avvenuta esattamente 110 anni prima.

Veniva presentata in tale data la Bugatti EB110, primo esempio di Hypercar moderna, che adotta uno stile e delle caratteristiche che si differnziano completamente dalle tipologie di autovetture del tempo. Ai tempi descritti la Casa automobilistica era italiana. Nel 1987, infatti, l’imprenditore italiano Romano Artioli acquisì i diritti sul nome Bugatti decidendo di stabilire la sede della fabbrica a Campogalliano (MO), proprio nella Motor Valley. L’auto vide il cambiamento del direttore tecnico (da Paolo Stanzani a Nicola Materazzi) e il cambiamento radicale dello stile proposto da Marcello Gandini in favore di quello di Giampaolo Benedini.

La EB 110 è mossa da un 12 cilindri a V di 60º, sistemato in posizione posteriore centrale longitudinale che ingloba il cambio e parte della trasmissione. Tale propulsore è dotato di lubrificazione a carter secco, distribuzione a due alberi a camme in testa per bancata, con 5 valvole per cilindro. Il motore, un 3.500 cm³, adotta un sistema di sovralimentazione con 4 turbocompressori IHI, caratteristica unica a suo tempo. A seconda delle versioni eroga una potenza di 560 CV a 8.000 giri/min o 610 CV a 8.250 giri/min. Le potenze, comunque ragguardevoli per i tempi, non sono del tutto esagerate, ma lo stile con cui vengono proposte è veramente unico. Le linee molto pulite garantiscono il riconoscimento immediato dell’auto, e la renderebbero attuale ancora adesso dopo oltre 30 anni di attività.

La scuola italiana. Il presente.

Volendo ripercorrere l’evolversi delle Hypercar in ordine di tempo, proprio in quegli anni iniziano a essere presentati i primi modelli che determinano la nascita vera e propria della Scuola Italiana. Come avete visto nelle immagini di inizio articolo, è possibile contare ad oggi almeno 9 diverse Case Automobilistiche impegnate in questi progetti, tenendo conto che alcune non le ho conteggiate o perché, anche se realizzate in Italia, sono associabili a progetti esteri, o perché al limite tra supercar di nicchia e hypercar (per entrambe proporrò articoli specifici). Ho escluso volontariamente le one-off in quanto restano in realtà degli esercizi di stile, ben riusciti, ma sempre più vicini a dei prototipi. Il numero di Case Automobilistiche che si avventurano in questo settore è, quindi, elevato ed evidenzia una crescente competenza che i produttori italiani stanno acquisendo in questo settore, con un effetto di ritorno tecnologico e di specializzazione di persone che permette di avere in Italia a disposizione sempre più tecnici competenti e know-how, facendo crescere naturalmente ancora di più il settore.

Ritorniamo ora agli anni ’90 del secolo scorso. Nel 1988 nasce la Pagani Composite Research, fondata proprio da lui, Horacio Pagani che, dall’Argentina, viene nella zona di Modena, precisamente a San Cesario sul Panaro, per iniziare il suo progetto. Dopo una esperienza in Lamborghini di parecchi anni concretizza la sua idea di creare una granturismo che viene equipaggiata con motori AMG. Prima il prototipo, poi il cambio di nome del modello che voleva presentare, e nel 1999 il mondo conosce la Pagani Zonda, auto chiamata come un vento delle Ande secco e polveroso.

Il motore è un 6.0 litri V12 che, nel 2000, con la versione S, diventa prima un 7.0 e poi un 7.3, con 558 CV di potenza. Le varie evoluzioni della Zonda portano a un incremento costante della potenza massima e alla costruzione di esemplari con carrozzeria coupé o roadster sempre più estremizzati. Nel 2011 inizia la produzione della Pagani Huayra, spinta dal Mercedes-AMG V12. Il propulsore, un biturbo da 5.980 cm³, eroga 700 CV. Come per la Zonda, anche la Huayra ha varie versioni con potenze sempre più crescenti, tutte votate ad una ricerca maniacale della forma e della bellezza, in ogni parte del veicolo.

Se ci spostiamo nelle terre Toscane, precisamente a Pontedera (PI), nel 2012 vediamo la nascita della Mazzanti Evantra, della Mazzanti Automobili, che con le versioni successive, arriverà alla potenza anche di 1000 CV, proposti, non a caso, sulla Mazzanti Evantra Millecavalli.

Anche in questo caso l’auto nasce dopo l’esperienza della Casa Mazzanti nel settore delle auto “di nicchia” iniziata intorno al 2003 con i lavori per la realizzazione della Antas, auto dalle linee molto classiche che, riviste, la fanno sembrare uscita da un film di fantascienza sui futuri alternativi, con un risultato molto gradevole. Ma torniamo ora alla Evantra.

Innazitutto l’auto si riconosce facilmente, come giusto che sia. Sono rimasto esteticamente particolarmente colpito dalla linea esterna che, nonostante l’impostazione classica con profilo a goccia, l’auto a prima vista sembra richiamare lo stile delle muscle car americane, caratterizzate da un muso lunghissimo che in realtà non c’è. Le linee miste spigolose e morbide sembrano chiedere all’auto di mordere e graffiare l’asfalto della strada. La scelta dell’apertura delle portiere opposta al senso di marcia la distinguono ancora di più dalle altre auto. La versione di punta, la Evantra Millecavalli monta un motore 7.2 L V8 biturbo, da 1000 CV e oltre 1200 Nm di coppia. Lo scatto da 0 a 100 km/h è di soli 2,7 secondi, e raggiunge i 400 km/h di velocità.

In Casa Lamborghini e Ferrari ricorsivamente vengono proposti modelli a tiratura limitata in cui vengono esasperate linee e motori, rispecchiando le stesse caratteristiche che identificano le Hypercar. Partendo da Lamborghini, ad esempio, troviamo attualmente in produzione la Sián FKP 37. Questo è il primo modello alimentato da un V12 con tecnologia ibrida basata su super capacitori.

L’auto presenta importanti innovazioni dal punto di vista aerodinamico, ottenute grazie all’utilizzo di tecnologie all’avanguardia. Nella parte posteriore del cofano motore, ad esempio, “…sono presenti dei flap di sfiato autonomi azionati da materiali intelligenti, sensibili per loro natura alla temperatura. Questi flap si aprono autonomamente quando la temperatura nella zona degli scarichi si alza troppo, senza l’ausilio di controlli elettrici e sensoristica, sfruttando la sola deformazione termica del materiale. …“. Il motore V12 da 6.5 litri garantisce 785 CV a 8500 rpm, oltre 350 km/h di velocità massima e lo 0-100 km/h in meno di 2.8 secondi.

Una curiosità… Come era già successo per la Countach, anche in questo caso non viene scelto il nome di una razza di tori, ma una parola in dialetto. Sián, infatti, significa “fulmine” in dialetto bolognese.

Ferrari prevede di ritornare a correre a Le Mans nel 2023. Per tale data sarà ipotizzabile la proposta di una nuova hypercar. Per ora, però, l’unica vera Hypercar presentata dalla Casa di Maranello rimane LaFerrari, proposta dal 2013 per un totale di 499 esemplari. La SF90 attualmente in produzione, pur vantando potenze superiori a LaFerrari, la considero più una SuperSportiva che non una vera e propria Hypercar, anche se in questo caso la linea di distinzione non è ben definita.

Per la Ferrari LaFerrari, si riconoscono chiaramente le linee molto decise e uno stile che ormai è presente o viene richiamato nei modelli attuali e futuri previsti. L’innovazione però è, come spesso succede per queste auto, sotto la carrozzeria.

L’auto è stata la prima a montare su un’auto di serie la tecnologia ibrida che era utilizzata sulle Formula 1 di quegli anni, ossia la tecnologia HY-KERS. I propulsore è composto dal motore termico Ferrari, un 6.3 litri V12 aspirato da 800 CV, alimentato a benzina, e da una parte elettrica sviluppata con Magneti Marelli, che è costituita da due motori elettrici capaci di erogare assieme una potenza di picco di 120 kW (circa 163 cavalli). Il totale è di 963 CV. Le prestazioni sono molto elevate: 350 km/h di velocità massima, uno scatto 0-200 km/h in meno di 7 secondi ed emissioni abbattute del 40 per cento. I due motori elettrici Magneti Marelli integrati nel sistema HY-KERS sono controllati da due inverter associati e compatti per peso e dimensioni. Il primo motore fornisce trazione alla vettura e recupera energia cinetica in frenata, immagazzinandola nelle batterie al litio e abilitando così l’over-boost di potenza. Il secondo motore, mosso dal motore termico, genera corrente elettrica utile a mantenere costante il livello di carica delle batterie al litio, oltre a fornire energia per le utenze standard del veicolo.

La Pininfarina Automobili propone un’auto completamente elettrica che, attualmente, è l’auto più potente disponibile in commercio in Italia. I numeri parlano da soli. La Pininfarina Battista vanta 1900 CV, 2300 Nm di coppia, 350 km/h di velocità massima ed uno scatto 0-100 km/h di soli 2 secondi.

Linee esterne molto pulite, come se l’auto fosse stata disegnata con un unico tratto, evidenziano però l’elevata ricerca aerodinamica, essenziale per garantire le prestazioni segnalate. Anche in questo caso alettoni mobili migliorano l’assetto alle alte velocità e le prestazioni della vettura. Il motore in questo caso è completamente elettrico, con un’unità della Rimac a fare da padrone. L’auto italiana, infatti, condivide molto con la Rimac C_Two, avendo in definitiva gran parte della propulsione in comune.

Gli interni sono molto semplici, soprattutto se confrontati con altri tipici di queste vetture. La scelta è stata in questo caso di concentrarsi unicamente sul pilota. Poche distrazioni e tutto quello che serve sui tre pannelli digitali che circondano il volante.

Un auto che rompe tutti gli schemi è la Frangivento Asfanè 1010, della Frangivento Automobili, è la hypercar più recente proposta in Italia, dato che vede la luce nel 2019. La casa automobilistica del torinese propone un veicolo con linee molto ispirate alla nautica e la particolare forma con muso e parabrezza allungati e linee più raccolte dietro.

La Frangivento Asfanè DieciDieci è dotata di un propulsore ibrido da 1010 CV totali, costituito da una unità benzina V10 da 5.4 litri, sovralimentato tramite compressore, e da due motori elettrici sull’asse delle ruote anteriori. L’auto è costruita in modo artigianale, con la carrozzeria in alluminio battuto a mano, anche se adotta le più recenti tecnologie in campo automobilistico, come i dischi freno in materiale composito e le ruote in alluminio e fibra di carbonio. Le linee sono molto ricercate, con geometrie che si intersecano tra loro ed accentuate ancora di più dalla rpesa sul tetto e dalla vernice bicolore. Personalmente, però, preferisco la tinta unica nera!

Due curiosità: la maniglia delle portiere è a forma di pistola, e il nome in dialetto significa “non si fà”…

La Scuola Italiana. Il futuro.

Dei modelli di cui vi sto scrivendo ce ne sono tre che sono ancora in fase di sviluppo e che, spero, potremo vedere nei prossimi anni sul mercato e circolanti sulle strade.

Il progetto più avanzato attualmente è quello della Ares Design che propone il Progetto SP1.

L’auto presenta una linea molto futuristica che la avvicina alle scelte aerodinamiche che vediamo nelle auto delle corse di durata, con un profilo a goccia estremizzato. L’auto risulta così facilmente riconoscibile e con qualcosa di molto personale. Le appendici aerodinamiche sono ovunque, come pure le prese d’aria e gli estrattori. Interni anche in questo caso molto semplici concentrati sul pilota che può pensare solo a guidare e a godersi l’auto e la strada. L’auto, in controtendenza con quanto fatto da altre Case, è di tipo più classico, essendo dotata di un propulsore V8 aspirato a iniezione diretta da 715 CV che, grazie ad un cambio sequenziale a 8 rapporti permette uno 0-100 km/h in meno di 2.7 secondi.

Altra Hypercar che vedremo a breve è la Estrema Fulminea della Automobili Estrema, di cui mi ero già occupato in un altro mio articolo. Ultimamente il progetto sta avanzando con il primo modello in scala 1:5 e la definizione, ormai sembra quasi definitiva della linea finale e delle caratteristiche proprie dell’auto.

Il progetto è innovativo in quanto sarà la prima hypercar con omologazione stradale ad utilizzare un innovativo pacco batteria che impiega sia celle allo stato solido prodotte da ABEE (Avesta Battery Energy Engineering) sia ultra-capacitori, con un pacco batterie che sarà progettato e prodotto in collaborazione con lo specialista IMECAR Elektronik. Utilizzando questi due sistemi di propulsione viene definita “ibrida”, nonostante non sia nata accoppiando un motore termico ad uno elettrico, come siamo di solito abituati a sentire. I quattro motori elettrici garantiranno così una potenza di picco di 1,5 MW, ossia 2.040 cavalli. La potenza è tale da garantire al veicolo uno scatto 0-320 km/h in meno di 10 secondi.

La scelta di descrivere queste auto in ordine cronologico mi porta a trattare della Marsotto Instinct R purtroppo per ultima. La Marsotto Automobili è una casa automobilistica con sede a Biella che ha deciso di concentrarsi su un HyperSUV e una Hypercar. L’auto descritta nel seguito è la Marsotto Instinct R, in fase di progetto, che porta all’estremo il concetto di ibrida stessa. Controllate i dati tecnici previsti per convincersi: sono impressionanti! Scopriamo qualcosa insieme, in attesa che consultiate il sito ufficiale per approfondimenti.

Con un peso di soli 1245 kg, l’auto adotta tecnologie all’avanguardia, come il telaio completamente in fibra di carbonio, e associa al motore V12 da 6.4 litri, caratterizzato da una potenza stimata di 1600 CV a 7850 rpm e una coppia di 1780 Nm a 7150 rpm, con un fine corsa per il contagiri a 9200 rpm, anche 4 motori elettrici, uno per ciascuna ruota, che forniscono una potenza aggiuntiva di oltre 866 CV e una coppia aggiuntiva di 2250 Nm. A voi fare le somme… la mia calcolatrice non riesce!

Il progetto è ancora in fase di sviluppo, ma le premesse sono ottime! Spero di poter a breve scrivere un articolo su un aggiornamento con magari le prime foto ufficiali del prototipo di realizzazione!


Se vi è piaciuto l’articolo, siate pazienti per i prossimi. Sto raccogliendo materiale per le altre Case automobilistiche italiane specializzate in auto supersportive, e vorrei capire meglio anche come è la Scuola Inglese di Hypercar…


Le fonti.

Per la Bugatti EB110 storia e immagini derivano da siti diversi. Innanzitutto sono partito dal sito ufficiale della Bugatti Automobiles che presenta un settore dedicato ai modelli storici. Le foto proposte sono state prese invece da Carscoops, rivista on line che spesso consulto per le numerose curiosità che contiene.

La Pagani Zonda e Huayra sono state analizzate consultando il sito della Pagani. Tutte le informazioni necessarie sono disponibili nelle aree dedicate, senza necessità di vedere altro.

Automobili Lamborghini propone sul loro sito un’area dedicata alla Sian, dove si trova di tutto su questo veicolo. Poi, intanto che siete lì, potete divertirvi anche con gli altri modelli della casa.

Per la Ferrari consiglio di consultare sul sito ufficiale la pagina dedicata LaFerrari, che oltre alle informazioni tecniche presenta anche filmati e video specifici. Per la parte tecnica del Hy-Kers ho invece utilizzato le informazioni presenti sul sito della Magneti Marelli che lo ha sviluppato per la parte elettronica.

Per Mazzanti Automobili il sito ufficiale propone anche dettagli e storia non solo della Evantra, ma anche della Antas, a cui consiglio di dedicare attenzione.

La Casa Pinifarina Automobili permette di approfondire la Pininfarina Battista e altri modelli passati, presenti e futuri.

La Asfanè, della Frangivento Automobili è un auto molto particolare. Vale la pena approfondirla.

La avveniristica SP1 Project della Ares Design, sarà a breve circolante… Seguite il loro sito per restare aggiornati.

I dettagli sullo sviluppo della Estrema Fulminea della Automobili Estrema, sono disponibili sui loro siti ufficiali.

Il progetto della Marsotto Instinct R è visibile, con ulteriori particolari sul sito della Casa Marsotto Automobili. Verificare i dati che ho riportato per credere!

Fermarsi alle case produttrici però non mi è bastato…

Come fatto anche per altri articoli ho quindi consultato le riviste di settore, come Automobilismo, Auto e Al Volante, e i siti internet specialistici come quello di Matteo di Lallo.

Un pensiero su “Hypercar, la Scuola Italiana.

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