Borghi tra Piacenza e Parma: Castell’Arquato.

di Filippo Miotto, pubblicato il 15 marzo 2021.

Il tour completo.

Nell’attesa di tornare a viaggiare in sicurezza, voglio proporvi come spunto per una futura vacanza un giro fatto un paio di anni fa, quando non sapevamo nemmeno cosa fosse una epidemia. I posti che vi propongo non li ho scelti a caso, in quanto sono tra le mie tappe preferite appena mi è possibile ritagliarmi un po’ di tempo, non solo per i paesaggi e i borghi che si incontrano, ma anche perché in questi luoghi ho vissuto per tanti anni, ormai tanti anni fa.

E poi parliamo di addentrarci nell’Appennino, dove le strade sono costituite solo da curve e contro-curve, tornanti stretti o a raggio più ampio, salite, discese e quant’altro può piacere durante la guida. La tipologia di strada predilige auto con coppie generose rispetto al peso, dove non interessa tanto la velocità raggiunta, ma la spinta ai bassi regimi. In questo modo, con le due mani saldate sul volante, un buon utilizzo di tutte le marce disponibili, è possibile comunque divertirsi nel massimo rispetto delle regole. Pur viaggiando a velocità tranquille, godendosi il panorama e i luoghi attraversati, è possibile comunque assaporare il piacere della guida senza stress. Mia moglie, nelle varie tappe di sola guida, però, non è che ne fosse proprio felice…

Il viaggio ha previsto diverse tappe, richiedendo alcuni giorni, con l’idea di visitare tanto e in completo relax. Il primo posto visitato è stato così il paese di Castell’Arquato, provincia di Piacenza, in cui abbiamo passato la prima giornata e soggiornato alla sera. La posizione era ideale come base di appoggio e comoda tenendo conto del fatto che per arrivarci da dove abito adesso servono oltre 2 ore e mezza di noiosa autostrada. Il secondo giorno breve visita a Vigoleno, poco distante, al paese di Vernasca e sosta in alcuni posti per ammirare la campagna e qualche piccola frazione. Ritorno nel pomeriggio di nuovo a Castell’Arquato, e seconda notte passata nel paese. Il terzo giorno si parte alla volta di Bardi, questa volta in provincia di Parma, fermandosi nel viaggio alla Diga di Mignano (sono un ingegnere idraulico, quindi se vedo una diga non capisco più nulla e devo fermarmi), all’antica chiesa di Sant’Andrea, prima dell’abitato di Vernasca, salita al Monte Pelizzone e poi giù fino a Bardi, con varie soste per foto o solo per fermarsi ad assaporare il panorama. Visita a Bardi, castello e paese, e poi ritorno a Castell’Arquato. Quarto giorno alla volta dell’abbazia di Chiaravalle della Colomba, di Grazzano Visconti e al paese di Rivalta, dove abbiamo passato l’ultima notte.

Castell’Arquato.

Il paese è arroccato su una collina dove la Val d’Arda, che scorre ai sui piedi, passa dalla collina alla pianura. E’ ben visibile già da alcuni chilometri di distanza e facilmente riconoscibile per la sua Rocca.

Passato il torrente, si ha subito la possibilità di posteggiare l’auto nella parte bassa del paese ed addentrarsi a piedi nel centro storico che sale fino alla Rocca ed oltre, con un dislivello piuttosto importante, direi un 100 metri almeno. C’è la possibilità di utilizzare anche altri due posteggi, uno circa a metà paese e uno in prossimità del cimitero, al di sopra di tutto l’abitato. Io preferisco di solito lasciare l’auto al posteggio di mezzo. Vi lascio intanto alcune foto per iniziare a capire la tipologia di paese.

La prima tappa fatta arrivando, erano circa le 9.30 del mattino, ha previsto di scendere nella parte bassa del paese, infilarsi in qualche bar e controllare che fosse possibile assaggiare le torte del posto. Scelto quello più idoneo abbiamo sbrigato la pratica della colazione, cominciando a comprendere la buona cucina…

Colazione a parte, è possibile fare una passeggiata lungo i viali presenti e magari scendere lungo le sponde del fiume, sempre che sia ancora possibile. Nulla di speciale ma si inizia a farsi le gambe per la salita. Per arrivare alla Rocca ci sono varie possibilità. Consiglio di iniziare dalla strada ufficiale, che inizia passata la prima porta ad arco che introduce al borgo medioevale, caratterizzato da case in pietra e/o laterizi di pochi piani di altezza. Pur con diversi adeguamenti avuti nel tempo, è possibile riconoscere delle caratteristiche tipiche costruttive dei borghi medievali. Con un poco di attenzione, ad esempio, si notano archi in pietra, ormai nascosti, che circondavano i vecchi portoni, porte e finestre di accesso alle abitazioni, oltre ad alcuni elementi lignei usati nella struttura.

Un’occhiata ai pochi negozi ancora presenti nella salita, e poi qualche divagazione dalla strada principale per gli stretti viottoli laterali dove è possibile cogliere qualche scorcio suggestivo. Mi raccomando quindi la macchina fotografica! Lungo la salita sono numerose le chiese sconsacrate facilmente riconoscibili. Alzate ogni tanto la testa per osservare balconi, aperture e le strutture caratteristiche.

Poco prima di arrivare alla seconda porta con relativo arco, se si percorre la via sulla sinistra si arriva al Torrione del Duca, imponente struttura del ‘500 con pianta quadrata, che a volte è possibile visitare, al cui fianco è presente una fontana/lavatoio posta al di sotto del piano strada, al di sopra della quale si sviluppa il Palazzo del Duca.

Ritornando sul nostro percorso verso la Rocca, si passa attraverso un arco. Fermarsi e alzare la testa. Vedrete un affresco dedicato a San Giorgio che uccide il drago, assolutamente da fotografare. In prossimità dell’arco controllate anche sui muri, dove troverete varie scritte ed anche delle effige di alcuni animali. Passato l’arco due possibilità: a destra una lunga scalinata vi porta quasi a destinazione, proseguendo per la strada attraversiamo ancora il borgo con alcuni scorci suggestivi.

Se passate dalla scala prestate MOLTA attenzione!!! Un gradino rosso vi attende, dove una leggenda sul diavolo vi potrà essere raccontata da qualcuno del luogo, il quale vi raccomanderà di saltarlo per salvare la vostra anima. I più temerari lo calpesteranno non curanti della leggenda, altri lo salteranno. Io l’ho pestato e al momento la leggenda sembra essere solo una leggenda.

Nella salita dalla strada si incontra l’ex ospedale di Santo Spirito, dove è presente il museo geologico, altra tappa obbligatoria. Nel museo sono presenti numerosi reperti di epoche antiche. Caratteristico lo scheletro di una balena, risalente a quando la zona era parte di un mare. Un’oretta se ne va perdendosi nelle varie stanze. Proseguendo la salita e rimanendo sulla strada principale c’è il museo dedicato a Luigi Illica, in cui è possibile scoprire la vita e le opere di questo autore.

Si arriva così alla piazza principale in cui si staglia la Rocca, la Collegiata e il Palazzo del Podestà, oltre ad un bel parco affacciato sulla valle e le tipiche strette vie di paese.

La Rocca, con il mastio centrale imponente e il ponte levatoio, dominano il paese e la valle. Questa è in gran parte visitabile, con stanze interne in cui viene ricostruita parte della storia del paese e della vita medievale. La salita fino alla sommità vale la pena della lunga scalinata da fare. La vista dall’alto è spettacolare e merita una sosta di contemplazione dell’ambiente intorno.

Nella Collegiata ci si perde nella contemplazione dell’architettura e della struttura interna. Un ambiente a tre navate molto austero, illuminato dalla luce naturale entrante dalle poche aperture, permette di rivivere epoche lontane. Sedendosi nelle ultime panche in fondo alla chiesa o percorrendo lentamente le navate si possono riconoscere le geometrie create dalle pietre di arenaria con cui è stata costruita ed apprezzare i giochi di luci e ombre che si creano. Nelle cappelle laterali sono visibili anche degli affreschi di notevole importanza storico-artistica. All’esterno dell’ingresso principale sulla facciata della chiesa, che si affaccia su una piccola piazzetta laterale, si accede al museo della Collegiata, che vi accoglie con un chiostro da contemplare.

Durante l’ultima visita fatta non mi è stato possibile visitare il Palazzo del Podestà, ma ne approfitterò sicuramente la prossima volta!

Visitata la chiesa e il castello, sosta ai giardini, e poi di nuovo a esplorare il paese. Salendo ancora si possono visitare ancora i resti delle vecchie mura e l’ultima delle tre porte di accesso al paese. Non ho foto mie, quindi vi rimando al sito ufficiale di Castell’Arquato per i dettagli.

Lungo la salita e nella parte alta del paese sono pochi i negozi che si incontrano, oltre a qualche bar, enoteca e ristoranti. Qualche negozio tipico c’è e consiglio sempre di visitarli e magari di fare anche solo un piccolo acquisto, almeno si mantiene viva l’economia locale.

Se siete di fretta è possibile girare il paese e i monumenti principali tranquillamente in un pomeriggio. Se volete fare come me e dedicarvi a esplorarlo completamente una giornata la si occupa quasi completamente.

Per il pranzo e cena consiglio di non pensare solo al ristorante classico, magari per il pranzo potete approfittare dei bar della zona e gustarvi un panino con i salumi tipici piacentini, da replicare poi alla sera come tagliere di antipasto: non li dimenticherete più! Poi al ristorante tranquilli, qualsiasi cosa ci sia vi piacerà di sicuro. Attenzione solo che la cucina è abbondante e non sono previsti pasti vegetariani!

Vi lascio ancora qualche foto. Non sono molte… nelle altre c’ero sempre io o mia moglie, ma non penso che a chi legge interessino le nostre facce. Nel giro ci ha fatto compagnia per un poco anche un bel gatto nero, mi sembrava quindi giusto rendergli omaggio con una foto.

Se volete altri dettagli vi lascio al sito ufficiale del paese, visitabile cliccando su questo paragrafo.

Per il resto buona visita!

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