La conoscenza dell’autoveicolo per la nostra sicurezza

di Filippo Miotto, pubblicato il 15 gennaio 2023.

L’antefatto.

Alcuni mesi fa iniziai a leggere un libro dedicato all’assetto dell’autoveicolo. Questo trattava in modo semplice ma completo il problema della dinamica del veicolo durante la marcia, sia dal punto di vista dell’assetto e delle sue componenti, sia dal punto di vista delle tipologie di intervento che si possono fare per migliorarlo. Il libro, dell’ing. Cerquetani, intitolato Teoria dell’assetto di un veicolo. Aspetti generali e sintesi meccanica di alcuni fenomeni cineto-dinamici (se cliccate qui potete leggere la mia recensione), mi ha portato a farne una recensione e a tentare anche un nuovo approccio allo studio dell’autoveicolo…

Grazie ai social web, in particolare grazie a LinkedIN, contatto infatti l’autore, l’ing. Cerquetani, che accetta di scambiare qualche messaggio con me. Il colloquio epistolare istantaneo assume toni interessanti e faccio un tentativo: “sarebbe disponibile ad una intervista da parte mia per esplorare il mondo dell’automobilismo prendendo spunto dal suo libro?”.

L’ing. Cerquetani accetta volentieri. Obiettivo raggiunto!

Dal colloquio via messaggio passiamo, dopo pochi giorni, ad una breve chiacchierata al cellulare. L’appuntamento, rispettato perfettamente, ci permette di conoscerci meglio.

Noto subito la sua passione per il mondo dell’automobilismo e iniziano i “problemi”. La prima telefonata per conoscerci, fatta una sera al termine del lavoro di entrambi, doveva durare pochi minuti, in teoria. Siamo tutti e due stanchi e non vogliamo fare altro che riposarci. Ma si sa che proporre a due ingegneri di discutere delle proprie passioni, che comprendono anche argomenti tecnici, porta all’inevitabile: non si vuole più smettere. Dopo quasi un’ora siamo ancora lì a parlare di automobili e motori e, da quanto intuiamo, vorremmo solo continuare.

Fissiamo così il secondo appuntamento telefonico e arriviamo così al dunque: inizia l’intervista!


Contenuto dell’articolo.

Questi gli argomenti che tratteremo:


Capire il mondo dell’automobile.

Esistono tanti libri sull’automobilismo, da quelli dedicati alla formazione di studenti delle scuole superiori, alla manualistica dedicata ad alcuni aspetti specifici, ai testi didattici universitari. In questi elenchi risultava scoperta una fascia di cultura dell’automobile in cui, chi ha già alcune conoscenze dei motori ma non una formazione specifica, potesse approfondire l’argomento in modo chiaro e diretto. Il tuo testo si colloca esattamente qui. Come mai questa scelta precisa?

<<La mia passione per l’automobilismo mi ha portato non solo a seguire studi e formazione specifica, ma anche a frequentare gruppi di appassionati e ad incontrarli di persona. Io stesso faccio parte di alcuni di questi gruppi (GFR, Giulietta Friends Roma. Gruppo riconosciuto dall’Alfa Romeo; AMSCI, Auto Model Sport Club Italiano è nel settore automodellismo radiocomandato). Molte volte si tratta di persone che, pur avendo auto storiche o auto più moderne elaborate a vari livelli, in alcuni casi non hanno una formazione specifica nel settore, ma che affrontano e si documentano su questo mondo tramite riviste di settore e/o tramite ricerche che conducono su internet in autonomia, mentre in altri casi seguono il consiglio di qualche altro conoscente. Queste persone non studierebbero mai un libro di stampo universitario in quanto la presenza di formule sempre più complicate non gli fornirebbero le risposte alle loro domande.

Ho così deciso di fare io da filtro tra il mondo universitario e questa tipologia di appassionati, proponendo un testo in cui, con rigore scientifico, tratto diversi problemi dell’assetto dell’autoveicolo, concentrandomi in particolare su aspetti che molti, quando intervengono sul proprio veicolo, trattano con troppa leggerezza.

Ho mischiato alla teoria, vista come applicazione, anche l’esperienza che ho maturato, non solo come tecnico, ma anche come appassionato. Come frequentatore di questi gruppi di appassionati ho deciso di raccogliere le loro esigenze e la loro richiesta di poter accedere ad una tipologia di formazione e informazione differente. Il tutto è così confluito nel mio libro.

Pensando a questa esigenza mostrata in questi gruppi, a volte composti da ragazzi giovanissimi, ho anche deciso di mantenere, in accordo con la casa editrice TexMat (cliccare qui per visitare il sito della casa editrice), un prezzo di vendita basso in modo che potesse essere diffuso proprio in questi gruppi.>>


Tuning e sicurezza del veicolo.

Passiamo ora ad alcuni contenuti più specifici del libro. Nelle descrizioni che proponi si entra nella conoscenza dei sistemi legati al gruppo sospensioni e sterzo, trattando anche lo pneumatico, il tutto per arrivare a determinare come poter aumentare la stabilità del veicolo nelle fasi di accelerazione e frenata, ma soprattutto durante le curve. Alcuni interventi sulla variazione dell’assetto vengono fatti anche da chi vuole fare “tuning” sul proprio veicolo, troppo spesso in modo artigianale. Cosa ti senti di dire su questo aspetto?

<<Purtroppo molti interventi vengono fatti senza affidarsi a tecnici con esperienza nell’ambito racing, cercando invece artigianalmente di esasperare il veicolo, magari l’unico che si ha, senza tener conto del fatto che poi viene utilizzato sulle strade di tutti i giorni e non in pista.

Un corretto intervento sul proprio veicolo deve tenere conto, infatti, della sua effettiva gestibilità su strada, dosando opportunamente gli interventi su potenza e assetto. Il risultato a cui si deve puntare è si migliorare la sportività del veicolo, ma mantenendo il veicolo comunque confortevole evitando che ci porti verso una guida stressante.

Per quanto ho potuto appurare negli interventi “fai da te”, molte volte non si tiene conto di tutti gli angoli fondamentali che caratterizzano il sistema di sospensioni. Si pensa che ribassando l’auto, montando distanziali ed eseguendo altri interventi volti unicamente ad irrigidire l’assetto, la dinamica del veicolo migliori a prescindere da tutto. Gli interventi troppo estremi, se non sono ben studiati, portano ad un peggioramento dell’assetto invece che ad un suo miglioramento. Il risultato? Gli angoli fondamentali cambiano, il braccio a terra varia troppo peggiorando la risposta dello sterzo, l’usura delle gomme diventa eccessiva e asimmetrica e così via. Dato che spesso si associa a questo tipo di interventi anche il potenziamento del motore, si arriva così ad avere un’auto preparata in cui la potenza in più aggiunta viene sprecata e non diventa disponibile come vogliamo. Poi, mettiamoci che portare la propria vettura ad elaborazioni estreme o comunque eseguite non ad hoc, con il solo mero scopo di avere una macchina potente, poter farsi sentire quando si percorrono le vie della città, al fine di vedere le persone che si girano al nostro passaggio, come partire in modo roboante al semaforo, ci porta a maggiori visite dal meccanico poiché si innescano una serie di problematiche che in precedenza si ignoravano.>>


La strada non è la pista!

Ti interrompo perché mi viene naturale un’altra domanda. Chi interviene sul proprio veicolo confonde spesso la pista con la strada. Nel libro si descrive anche il miglior modo per affrontare le curve in pista. Ma sulla strada cosa è meglio fare? Esiste un modo corretto per affrontare una curva?

<<Le soluzioni che propongo valgono naturalmente solo in pista, sia come traiettoria sia come tipologia di staccata e accelerazione. Tutti avremmo voglia di sfogare la nostra voglia di correre anche in strada, ma purtroppo in strada ci sono troppi fattori di disturbo che rendono pericoloso adottare un atteggiamento troppo sportivo nella guida.

In primo luogo, non siamo soli, quindi bisogna mantenere un comportamento che renda prevedibili le nostre azioni anche agli altri utenti e nel rispetto del Codice della Strada. Se adottiamo uno stile di guida troppo aggressivo potremmo mettere in crisi gli altri guidatori che, spaventandosi, potrebbero compromettere anche le nostre possibilità di eseguire delle manovre corrette. Ogni operazione che facciamo alla guida dovrebbe essere preceduta dalle seguenti domande:

  • ho gli spazi corretti per eseguirla?
  • gli altri automobilisti che sto incontrando hanno capito cosa voglio fare?
  • se non lo hanno capito, ho lo spazio sufficiente per recuperare da una loro interferenza nella mia guida?

Esistono poi delle altre condizioni che non possiamo controllare in strada e che determinano una situazione costante di pericolo.>>


La guida in montagna.

Parlando scopro che abitiamo tutti e due in una zona di montagna.

<<Come abbiamo appurato tutti e due, ad esempio, le condizioni stradali>>, soprattutto nelle zone di montagna,<<possono cambiare improvvisamente curva dopo curva. Posso trovarmi davanti un ostacolo imprevisto: un animale che attraversa la corsia, una macchina ferma, la strada umida, sporca o, in inverno, anche ghiacciata. Non solo, la presenza di sassi che cadono dalle pareti rocciose e si posizionano in bella vista sulla superficie veicolare, sono deleterie soprattutto per quelle vetture che hanno un assetto “ribassato” e pertanto, anche un sasso delle dimensioni di 5 cm, può diventare un vero problema soprattutto perché le parti meccaniche “inferiori” del motore, come la coppa dell’olio, i bracci oscillanti, la linea dello scarico, sono più esposti a danni, urti, forature, scheggiature, ecc. Possono anche essere presenti buche più o meno grandi e profonde che fanno da corredo “orrendo” del percorso stradale.

Se esasperiamo troppo l’assetto ci troviamo poi in difficoltà in queste situazioni. Le gomme possono essersi consumate troppo o asimmetricamente, lo sterzo ci obbliga a correzioni continue mentre dovrebbe essere il più gestibile possibile, e una buca o un dosso ci costringerebbero a frenate improvvise, o ci potrebbero portare a “toccare”, con possibili danneggiamenti della nostra cara auto.>>

Qualche aneddoto raccontato di cosa ci siamo trovati a gestire in auto durante i nostri trasferimenti nelle strade di montagna, e proseguo con l’intervista, toccando un tema un po’ particolare.


Assetto e stabilità dei veicoli elettrici.

Stiamo passando dal motore termico, dove il motore, con un suo peso e un suo ingombro ci ha portato a certe tipologie di assetto e a un certo tipo di risposta del veicolo, legate alla distribuzione delle masse che lo caratterizzano, alla trazione elettrica, dove ogni ruota può avere il suo motore e dove le batterie possono essere posizionate un po’ ovunque. Quanto inciderà questo sul comportamento del veicolo?

<<L’elettrico>>, che in molti criticano come limitativo per la sportività di una macchina, <<porterà vantaggi nel campo del comportamento dinamico del veicolo.

Innanzitutto, l’auto elettrica ha il vantaggio della “coppia zero”: la coppia massima può essere resa disponibile già da zero giri/minuto, favorendo quindi le accelerazioni. Dal punto di vista del comportamento direzionale, longitudinale e trasversale, quindi a livello di rollio e beccheggio, si può migliorare il comportamento della vettura.

Le batterie, nonostante il loro peso elevato, presentano però il vantaggio che

  • vengono posizionate in basso nel veicolo, ad esempio sotto i sedili, abbassando quindi il baricentro del corpo macchina;
  • vengono disposte anche intorno all’asse di rollio, riducendo enormemente i problemi di inerzia,
  • l’introduzione di batterie ad alta densità, essendo caratterizzate da un peso maggiore, permetteranno di incrementare ancora di più i vantaggi elencati prima, in particolare abbassando ancora di più il baricentro; quindi, in definitiva l’auto elettrica risulterà più stabile, con la possibilità di effettuare cambi di direzione più rapidi e più sicuri.>>

A tutti e due viene così in mente il famoso “test dell’alce” che alcune decine di anni fa aveva messo in crisi un veicolo…

<<In definitiva l’auto elettrica potrà essere più pesante, ma non sarà di certo pigra. Una inerzia minore e una stabilità maggiore garantiranno prestazioni, comunque, di livello maggiore.>>


Ma come? Già finito il tempo?

Ma no… finisco qui l’intervista che, come per il colloquio precedente è iniziata con un “ci vorranno pochi minuti” e finisce dopo quasi un’ora in cui ci raccontiamo e parliamo del mondo che ci appassiona tanto.

Come ci siamo lasciati alla fine? Lui che mi consiglia vari libri da leggere, io che gli propongo di accordarci per vederci di persona a qualche salone dell’auto.

Intanto sono in fase di lettura di un altro suo libro, quello intitolato “Meccanica dell’Automodello RC”. Vi farò sapere gli sviluppi.



Di Filippo Miotto, pubblicato il 15 gennaio 2023.

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