L’Era BiTurbo di Maserati – Atto III

di Filippo Miotto, pubblicato il 23 aprile 2023.

Ultimo atto. L’Era delle Maserati BiTurbo giunge al termine nel migliore, o peggiore, dei modi possibili, dipende dai punti di vista. Il periodo De Tomaso è ormai giunto al termine. Mentre racconterò degli ultimi due modelli il Gruppo FIAT con la Ferrari sta entrando in Maserati, aprendo la strada alla nuova era.

In questo caso parliamo di auto esclusive, con potenze esageratamente piacevoli, e destinate ad un ristretto numero di appassionati, non solo per il numero di produzione raggiunto, ma per le caratteristiche delle vetture, rese talmente estreme da richiedere buone doti da pilota a chi le voleva guidare, capire, e sfruttare completamente.

Con i due racconti precedenti (vedi gli articoli dedicati ai primi modelli, cliccando quì per l’Atto I, e alle sue derivazioni più particolari, cliccando quì per l’Atto II) siamo arrivati insieme fino a circa metà degli anni ’90 del secolo scorso descrivendo l’evoluzione delle BiTurbo fino a considerare le varie derivate dai primi modelli.

I modelli di cui parleremo in questo articolo, invece, pur rappresentando una ulteriore evoluzione della BiTurbo, di cui riprendono chiaramente aspetti estetici, in realtà sono veicoli sviluppati con caratteristiche molto diverse, arrivando ad adottare anche motorizzazioni non contemplate nei modelli precedenti.

Due sono i modelli che tratteremo. Arriveremo così alla fine dell’epoca De Tomaso. FIAT sta acquisendo le quote di Maserati. Al momento dell’uscita di questi modelli aveva già raggiunto il 49% delle quote, preparandosi a diventare poi l’azionista di maggioranza.

Per il nostro racconto, nello specifico, tratteremo di:

  1. Maserati Shamal
  2. Maserati Ghibli

Maserati Shamal

Come tradizione vuole, i modelli più iconici di casa Maserati vengono battezzati con il nome di un vento. In questo caso “Shamal” è il nome di un vento caldo, arido e polveroso, proveniente da nord o nord-ovest, che investe l’Iraq, l’Iran e la penisola arabica.

La Maserati Shamal, in produzione dal 1990 al 1996 per un totale di soli 326 esemplari, è nata per essere la derivazione più estrema della famiglia dei modelli BiTurbo. Seguendo la filosofia costruttiva della Karif, adottava il pianale accorciato della Biturbo Spyder, anche se questa era una versione 2+2 posti. A parte questo, la Shamal era tutta nuova, condividendo con i modelli precedenti solo le portiere e la componentistica interna.

La nuova carrozzeria adottava il design proposto da Marcello Gandini. I passaruota allargati, sia all’anteriore che al posteriore, seguivano una moda che proprio in quegli anni si stava proponendo su diversi modelli, dalla Lancia Delta (clicca quì per leggere l’articolo dedicato) alla Audi Quattro. In questo caso, però, il tutto risulta molto ben integrato nella carrozzeria, dando una chiara prerogativa sportiva al modello, senza però rendere l’effetto “doping” di altri modelli come quelli citati. Il taglio inclinato del passaruota posteriore diventerà, in quegli anni, uno dei segni identificativi di Gandini. Gli pneumatici 225/45 e 245/45 erano alloggiati su cerchi in lega OZ scomponibili da 16”.

Al posteriore, la chiusura del baule con effetto “rialzato”, i gruppi ottici a filo della linea generale della vettura, i profili posteriori arodinamici del paraurti con gli scarichi integrati, evidenziavano il carattere sportivo. Un grosso montante centrale disegnava ulteriormente la linea laterale. Anche il frontale, nonostante richiami quello della Racing, riusciva a caratterizzare in modo esclusivo la Shamal. La calandra era integrata nel cofano motore. I fari doppi, alloggiati in comparti in tinta con la carrozzeria, avevano due forme differenti, quello esterno elissoidale e quello interno rettangolare. Nella parte bassa del paraurti, conformato aerodinamicamente, erano presenti le doppie coppie di fendinebbia.

Le novità si celavano anche sotto il cofano. Il tradizionale V6 venne sostituito da un motore V8 biturbo, doppio intercooler, con quattro alberi a camme e 32 valvole. In questa configurazione da 3.217 cm3 di cilindrata riusciva a sviluppare una potenza massima di 326 CV a 6000 giri/minuto e una coppia di 432 Nm a 2800 giri/minuto, valori in grado di spingere la vettura ad una velocità massima di 270 km/h, con uno scatto sullo 0-100 km/h di 5.3 secondi, grazie anche al nuovo cambio a 6 rapporti della Getrag (fonte: Ultimate Specs, Automobilismo d’Epoca, Maserati, L’automobile ACI). Altro dettaglio tecnico di tutto interesse era l’adozione di sospensioni attive della Köni con regolazione in base a 4 tipi diversi di rigidità.

L’abitacolo della Shamal manteneva il legame con lo stile Maserati, a partire dall’orologio ovale al centro della plancia. I sedili vennero però resi più conformati, passaggio reso necessario dal salto di potenza del veicolo rispetto ai precedenti modelli.

Ormai la strada era stata tracciata. La Shamal era il primo test per quella che sarà la nuova era di Maserati.


Maserati Ghibli

Per l’ultimo modello della serie BiTurbo e derivate venne scelto lo stesso nome della GranTurismo anni ’60 più iconica della Maserati. Il nome importante da portare richiedeva perciò, una vettura che lo facesse risaltare come si deve. Seguendo la linea tracciata dalla Shamal, quindi, anche per la Maserati Ghibli vennero adottate delle soluzioni che la distinguessero dal panorama delle sportive di allora.

A differenza della Shamal, però, in questo caso venne scelto di lavorare sul telaio classico delle versioni BiTurbo, introducendo però varie soluzioni estetiche e meccaniche che stavano contraddistinguendo gli ultimi modelli, tra cui la Racing. Anche il motore venne ripreso, potenziato, e altro ancora.

Esteticamente il modello prevede degli importanti aggiornamenti rispetto ai modelli classici BiTurbo, riprendendo molte caratteristiche dalla Shamal, come, ad esempio, la tipologia di allargamenti dei passaruota, il baule rialzato, e il piccolo spoiler sul cofano alla base del parabrezza. Il montante laterale, invece, risulta più simile ai modelli precedenti. Gli interni restano in linea con quanto già visto sulle altre versioni. La linea di Gandini si riconosce sempre!

Il cuore del progetto rimase, comunque, il motore. Il 2.0 litri V6, in alluminio, con testate twin-cam a 24 valvole, venne potenziato fino a 306 CV a 6250 giri/minuto e fino a 373 Nm sempre a 6250 giri/minuto (fonte: Ultimate Specs). Grazie al cambio manuale a 6 marce della Geartronic che trasferiva la potenza alle ruote posteriori, lo stesso già testato sulla Shamal, l’auto riusciva a raggiungere i 260 km/h con un’accelerazione 0-100 km/h in circa 5.7 secondi. Gli pneumatici, anche in questo caso, risultavano di grandi dimensioni, montando dei 205/45 all’anteriore e dei 225/45 al posteriore, tutti su cerchi da 16″.

Nonostante la potenza inferiore rispetto alla Shamal, la Ghibli vantava il primato di essere la due litri di serie più potente presente sul mercato nel periodo di produzione, dal 1992 al 1998. Per l’estero venne invece prevista una versione da 2.8 litri, sempre V6 a 24 valvole, con una potenza leggermente inferiore, 284 CV a 6000 giri/minuto, ma una coppia superiore, pari a 413 Nm a 3500 giri/minuto.

L’evoluzione pagava ancora le problematiche riscontrate fin dalle prime BiTurbo, rendendo l’auto potenzialmente una delle migliori GT sul mercato, ma in realtà ancora legata ad “anomalie” possibili, oltre al motore, anche all’impianto elettrico, a partire dall’alternatore, e ai dischi anteriori soggetti a usura precoce e corrosione. (fonte: Motor 1)

Entrata ormai nell’era FIAT, la Maserati rinnova in parte i suoi modelli. Il 2.8 litri viene introdotto nel 1995, in concomitanza ad un restyling generale anche del 2 litri, intervento però più tecnico che estetico. Al posteriore venne infatti, montato un nuovo differenziale a slittamento controllato (autobloccante), derivato dalla Quattroporte introdotta in quegli anni, ma con un diverso rapporto finale. Il sistema frenante prevede ora dischi autoventilanti con pinze flottanti su tutte e quattro le ruote (prima erano autoventilanti solo quelli anteriori), dotati tutti di ABS. Le sospensioni vengono riviste completamente, dando anche la possibilità al cliente di montare quelle regolabili elettronicamente. (fonte: La Gazzetta dello Sport)

Era disponibile anche un kit sportivo, tra cui spiccavano gli pneumatici maggiorati fino alla misura prevista sulle ruote posteriori da 245/45 su cerchi da 17″ associati all’assetto ribassato tipo corsa, gli ammortizzatori con taratura sportiva e le barre stabilizzatrici a sezione maggiorata. Viene presentata anche una versione denominata Ghibli Cup in cui, oltre ad altri pochi aggiornamenti estetici, spiccava il motore V6 da 2 litri che erogava una potenza nominale di 330 CV a 6.500 giri/min, con una velocità massima effettiva di 270 km/h, restando così la vettura di serie 2 litri più potente al mondo. Caratteristico anche il valore di coppia, costante sopra i 350 Nm, da 3.250 a 6.700 giri/min. La Ghibli Cup venne prodotta in soli 60 esemplari, numerati e con la targhetta numerata sulla plancia. 15 esemplari vennero poi prodotti con il motore da 2.8 litri.

Nelle immagini successive vi lascio alcune foto di due Maserati Ghibli che ho potuto scattare a Milano AutoClassica 2022. I modelli sono di AutoLuce. Emblematica la prima che trovate, con la versione gialla sullo sfondo, e in primo piano una Ferrari Testarossa. Un po’ il simbolo del passaggio di testimone. Nel 1995, infatti, ormai il destino di Maserati è segnato: passerà al gruppo FIAT che, grazie al travaso di tecnologie dalla Ferrari, verrà lanciata nel nuovo millenio, tornando ad essere una delle Case Automobilistiche di punta della Motor Valley. La 3200 GT, erede ufficiale della Ghibli, era ormai quasi pronta al lancio.


Di Filippo Miotto. Pubblicato il 23 aprile 2023.

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