Museo Storico Alfa Romeo

di Filippo Miotto, pubblicato il 01/07/2021.

Alfa Romeo e le sue leggende.

Alfa Romeo. Marchio automobilistico che vanta una storia ormai centenaria con all’attivo titoli sportivi e modelli di auto che hanno contribuito a costruire la storia dell’automobilismo nei suoi 111 anni di attività. Il 24 giugno 1910 veniva infatti registrata ufficialmente la nuova ragione sociale, A.L.F.A. (Anonima Lombarda Fabbrica Automobili), in base alla volontà del Cavaliere Ugo Stella, amministratore delegato della Società Italiana Automobili Darraq. Questa, nata nel 1906 con sede a Napoli, rappresentava gli albori del marchio automobilistico.

La storia del marchio è stata purtroppo molto travagliata, con un continuo susseguirsi di successi e tracolli finanziari, il passaggio di mano tra diversi proprietari che in alcuni casi ne hanno esaltato le caratteristiche e in altri ne hanno sopito lo spirito sportivo che le apparteneva. Non vi voglio raccontare io la storia dell’Alfa Romeo, ma, se cliccate QUI’, vi rimando a chi la conosce molto bene.

Le vetture Alfa Romeo sono state da sempre collegate al mondo delle corse, vantando tra i piloti che le hanno guidate nomi illustri come Ascari e Ferrari agli esordi nel mondo delle corse, e in tempi più recenti lo strapotere nei campionati turismo con la 155 V6 di Larini e Nannini. Alcuni nomi identificano ancora adesso auto rimaste nel cuore degli appassioanti, come la Alfa Romeo 33 Stradale.

Se si ripercorrono tutte le epoche attraversate dalla produzione del Marchio, ogni generazione può ritrovare un modello che l’ha appassionata o l’introduzione di qualche particolarità tecnologica che ne hanno fatto i precursori nel tempo.

Iniziamo quindi un breve viaggio alla scoperta del Museo Storico Alfa Romeo dove questa storia viene raccontata.

L’inizio del viaggio.

Il viaggio verso il Museo Storico Alfa Romeo inizia in una calda giornata di giugno, pochi giorni prima che il Marchio compia i suoi 111 anni di vita. Poco più di un’ora di strada e sono già alle porte di Arese. Per chi non è pratico della zona bisogna puntare al Centro Commerciale di Arese distante qualche minuto dalla sede del Museo. In preparazione al viaggio vi consiglio di scaricare l’App dedicata, come da indicazioni della apposita pagina del Museo, che è una valida alternativa ad una audio guida all’interno delle varie sale.

Il museo è strutturato secondo tre percorsi tematici che riguardano la storia, la bellezza dei suoi modelli e la velocità, ossia l’anima sportiva che da sempre ha contraddistinto il marchio.

Appena arrivati si viene accolti da qualcosa di inaspettato: barche e aeroplani! All’inizio dell’era Alfa Romeo, infatti, le automobili hanno rappresentato uno dei tanti settori in cui la dirigenza industriale si è avventurata, un po’ per esigenze di mercato, un po’ per richieste dittatoriali (la storia comprende il periodo tra le due guerre, comprese queste) e un po’ come naturale evoluzione del settore. Molto spesso, nel secolo scorso, chi produceva motori per auto riforniva anche veicoli di altra natura.

Superata questa prima parte si entra nel vivo del settore automobilistico con una prima panoramica sui modelli che hanno decretato la fama mondiale del Marchio. Parliamo in questa prima parte dei modelli prodotti tra le due guerre mondiali e dei successi sportivi che venivano ottenuti in una sequenza impressionante. Auto caratterizzate però non solo dall’indole sportiva, ma anche da una robustezza complessiva tale da portare Henry Ford (il fondatore della Ford) ad affermare (…quando vedo passare un’Alfa Romeo, mi tolgo il cappello…”, decretando la frase usata poi come slogan pubblicitario in molte campagne del Marchio Italiano.

I modelli di punta di questo periodo sono la 6C e la 8C, dove la sigla indica in numero di cilindri del motore. La 6C veniva proposta con un motore appunto di 6 cilindri in linea di appena 1.5 litri e 44 CV, valori destinati a crescere nel tempo. Negli anni ’30, con il modello vennero introdotte in Europa le sospensioni a ruote indipendenti, una novità assoluta! La 8C, una 8 cilindri con motori di cilindrata superiore a 2.3 litri, vantavano doti dinamiche eccezzionali per l’epoca, rendendola una delle auto più apprezzate dal punto di vista sportivo.

Stiamo seguendo, in questo caso, il percorso dedicato alla storia del marchio. Vari spazi si susseguono rendendoci partecipi dei successi ottenuti negli anni. Alcuni modelli, più vicini a noi sulla linea del tempo, sono immediatamente riconoscibili, scatenando la voglia di guidarli a chi, come me, ormai ha già superato la quarantina d’anni… Lungo questo viaggio abbiamo la possibilità di vedere da vicino dei prototipi che hanno tracciato le linee per il tempo future delle auto sportive, soprattutto con quelle linee a cuneo riproposte poi sulle supersportive italiane e non solo dagli anni 70 in avanti.

Prima di questi modelli, di cui vi ho lasciato un anticipo nelle figure precedenti, vi propongo un’altra sala del Museo in cui possiamo gustarci la Montreal (anno 1970), la mitica Alfasud (del 1971) e la Alfetta (1972). A fianco di queste possiamo ammirare anche il Boxer 4 cilindri di Alfa Romeo.

La Montreal, forte di un 8 cilindri a 90° distribuiti su una cilindrata di 2593 cm3, ereditato dalla 33 Stradale, con la sua linea da Gran Turismo aveva tutte le premesse per diventare un’auto sportiva di esempio per le concorrenti dell’epoca. I numeri parlavano chiaro: 200 cv a 6.500 giri, 255 Nm di coppia a 4.750 giri, 224 km/h di velocità massima, lo 0-100km/h in meno di 7 secondi. Il cambio, della tipologia ZF, doveva gestire, insieme al telaio, la potenza e coppia del motore di derivazione corsaiolo. Purtroppo, com evidenziato da chi l’ha potuta provare (Ruoteclassiche) il risultato non fu ottimale mostrando un rollio un po’ troppo evidente, almeno per un’auto che aveva ambizioni grandissime.

Un particolare omaggio lo dedicherei però anche alla mitica Alfasud, in questo caso non tanto per le caratteristiche motoristiche, ma per essere stata il vanto e la passione di Pasquale Amitrano in “Bianco, Rosso, Verdone”.

Negli anni ’80 vengono proposti modelli sempre in linea con lo spirito Alfa Romeo e iniziano gli studi che porteranno poi alla nascita della 8C rivista in chiave moderna. Siamo così entrati anche nel campo dei modelli nati dalla Alfa Romeo 75, come la Alfa Romeo 155 che decreterà il suo strapotere nei campionati DTM con la Alfa Romeo 155 V6 ti. L’auto, nata sulla base del veicolo di serie, in realtà aveva in comune poco con quest’ultimo, dato che già a partire dal telaio si presentavano varie innovazioni dedicate al mondo delle corse. Motore da 2.5 litri, V6 naturalmente, con potenze che arrivarono a “fine carriera” a raggiungere il valore di 490 CV a 11’800 giri/minuto, quasi al limite previsto dal regolamento i 12’000 giri/minuto.

Prototipi e non solo

Tra i tanti modelli presenti, ampio spazio è dato ai vari prototipi e/o dream car, legati ai mostri sacri dei carrozzieri italiani, che hanno fornito esempi di stile anche per le altre case automobilistiche.Vi mostrerei quelli proposti a cavallo tra gli anni ’60 e gli anni ’70, come la Alfa Romeo 33 Carabo, disegnata da Bertone, con una inconfondibile linea a cuneo, che avrebbe poi anticipato linee comuni ad altri modelli supersportivi che usciranno qualche anno dopo. Basata sull’autotelaio della Alfa Romeo 33 Stradale, con cui condivideva nella prima versione anche il V8 da 2 litri, aveva una potenza di 230 CV in grado di portarla ad oltre 260 km/h, con uno scatto 0-100km/h di circa 6.5 secondi.

Continuiamo con la Alfa Romeo Iguana, con carrozzeria proposta dalla Italdesign di Giugiaro. Il motore iniziale è lo stesso indicato prima e, anche in questo caso, venne sostituito dal V8 da 2.593 cm³ e 200 CV adottato sulla Montreal. Osservate bene le linee: praticamente sono uno studio di quanto verrà poi proposto sulle Maserati Merak e Maserati Bora. Fari a scomparsa, come pure i tergicristalli, la caratterizzano e la differenziano dagl altri modelli del tempo.

Stesso motore e stesso sviluppo anche per la Alfa Romeo 33/2 Coupè Speciale, questa volta carrozzata da Pininfarina. Linee audaci anche in questo caso ma in tutt’altra direzione. Il profilo viene “tirato” in lunghezza con andamenti morbidi, ampie superfici vetrate e prese d’aria volutamente evidenti. In versione nera e con un pipistrello stilizzato sul frontale poteva essere a tutti gli effetti una batmobile.

La velocità prima di tutto!

Ampio spazio nel Museo Storico Alfa Romeo è dedicato anche alla velocità, non alla ricerca spasmodica del valore massimo, come per molte hypercar attuali, ma alla ricerca del corretto spirito competitivo e del piacere di guida sportivo.

Partendo dagli esordi ci sono ampie sale dedicate ai primi modelli che determinarono poi anche lo strapotere dei modelli Alfa Romeo nelle prime versioni dei Gran Premi, dalla Formula 1 alle altre competizioni sportive.

La’rea dedicata alle competizioni è molto ampia. Si viene accolti dai vari modelli, ordinati cronologicamente, disposti come se si stesse svolgendo una ipotetica corsa. I filmati proiettati sulle pareti creano un “effetto velocità” che ci immerge ancora di più in questa corsa che da virtuale è diventataun vero e proprio Gran Premio.

Sembrano banalità, ma poter vedere il quadrifoglio disegnato sulle carrozzerie, inciso per chiedere un poco di fortuna e diventato simbolo dei modelli più sportivi del marchio, come la sigla GTA sui modelli delle sale più avanti ci permette di concretizzare le storie lette sui libri e collegate, al limite tra reale e mitologia, a questi modelli.

In questo settore si trovano anche le vetture del campionato di Formula 1 a cui Alfa Romeo ha prestato i motori, come la Brabham del 1976 che montava il motore Tipo 115.12, un 12 cilindri piatto dell’Alfa Romeo da 500 cv di potenza con coppia di 340 Nm, come quella esposta al Museo, riconoscibile per le prese d’aria frontali. In questi decenni la presenza della marca del Biscione nei campionati di Formula 1 è destinata a scomparire, dato che la loro concentrazione è rivolta ai Campionati Turismo con il quale reclamizzare maggiormente le loro vetture.

Il vertice in queste competizioni viene raggiunto con la Alfa Romeo 155 V6 ti con la quale, dal 1993 al 1996, dettò il suo strapotere nel campionato DTM, periodo in cui si scontrò, uscendone vittoriosa, con alcuni mostri sacri dell’automobilismo come la Mercedes 190 EVO e la BMW M3 E30. La vettura italiana richiamava esternamente le linee della Alfa 155 destinata alla grande produzione, ma in realtà con questa aveva poco in comune. Il telaio tubolare in acciaio, adottato per l’auto da pista, era stato studiato per ottenere elevate performacne di gara. Il motore, un 2.5 litri in posizione anteriore longitudinale, incrementò la sua potenza dai 420 CV (anno 1993) ai 490 CV (anno 1996). Caratterizzato da un regime di rotazione tra gli 11’500 e gli 11’800 giri/min, ormai prossimo ai 12’000 giri/minuto, valore massimo consentito dal regolamento, erogava una coppia massima arrivò di 32.4 kgm. Una prticoalrità del veicolo è che il modello di serie venne appositamente studiato per permettere di adottare nel campionato DTM tutte le modifiche accettate dal regolamento per garantire potenza e doti stradali al massimo dei livelli.

Il supporto alle Forze dell’Ordine

Nel viaggio attraverso il Museo ad un certo punto spuntano loro: le auto delle Forze dell’Ordine Italiano a marchio Alfa Romeo. Non me lo aspettavo ma è stato molto piacevole!La Alfa 75, la Alfa 90, la Giulia Super e poi lei, la AR/51 1900M “MATTA”, un fuoristrada del 1951 nato appositamente per le Forze dell’Ordine, ma che avrebbe avuto poca fortuna. Nonostante il progetto, rivisto più volte, creò una vattura con ottime doti fuoristradistiche, gli elevati costi di produzione, manutenzione e gestione, decretarono la sua scomparsa a favore della Fiat Campagnola.

Bisognerà aspettare molti anni perchè Alfa Romeo si riavvicini almeno parzialmente a questo mondo. Arriviamo infatti ai tempi più recenti del modello Stelvio, ma con ambizioni completamente diverse.

Cosa manca ancora?

Da scrivere ci sarebbe ancora tanto altro… Tra le grandi escluse restano senza dubbio la Alfa Romeo 33 Stradale e tutta la stirpe delle 8C.

Ma queste saranno altre storie.

3 pensieri su “Museo Storico Alfa Romeo

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