The Dark Side of the Car Movie

di Filippo Miotto, 12 dicembre 2021.


L’auto dei sogni? Che sia futuristica, moderna o classica, l’auto dei nostri sogni deve essere impeccabile. Verniciatura senza il minimo graffio, interni perfetti in ogni dettaglio, motore dal sound unico. Passando per strada tutti devono fermarsi ad ammirarla per poi esclamare “wow!”, “magnifica!”, “stupenda!”, …

E se invece…

E se invece stessimo facendo un incubo? chi ci assicura che quanto stiamo sognando non possa piacerci? Potremmo magari, per puro caso, scoprire che l’auto dei nostri desideri è in realtà “quella cattiva”… Verniciatura rovinata dai segni del tempo e delle battaglie che ha fatto insieme a noi. Al suo passaggio per strada tutti la riconoscono e la temono.


Non solo auto da passerella.

Nel precedente articolo (clicca quì per leggerlo) mi ero soffermato su una tipologia di auto presenti nei film completamente diversa da quanto andrò a illustrarvi nel seguito, ma molto vicino al concetto di auto da sogno. Vi avevo parlato, un esempio per tutte, di automobili come le Aston Martin della saga di James Bond: ottime per una corsa inseguiti dai cattivi di turno, ma anche ideali per una passeggiata tranquilla e rilassante per le colline toscane. Icone di storia, sportività, eleganza e lusso. Queste le parole chiave da cercare per trovarle.

Ma non sono le uniche auto presenti nelle pellicole cinematografiche.

Operando sempre alla ricerca del legame tra passione per il cinema e per le auto, ci sono delle pellicole dove il nostro caro e vecchio mezzo di trasporto viene osannato in un modo molto particolare, diventando il mezzo di sopravvivenza unico e ultimo che abbiamo a disposizione.

Vi porto così alla scoperta di quel mondo apocalittico e violento dove l’automobile non è nemmeno un simbolo di sportività, ma diventa la nostra fedele compagna, piegandosi anche lei nell’aspetto e nel carattere alla stessa violenza che quel mondo ci ha portati a diventare. In fondo, sarà vero quello che ci ricorda Joker in Batman Il Cavaliere Oscuro? Bisogna davvero scegliere se “… morire da eroe o vivere abbastanza a lungo da diventare cattivo…”? Queste auto hanno vissuto abbastanza a lungo…

Da quì inizia la nostra avventura.


Il lato oscuro della legge.

Quando iniziai a pensare a questo articolo valutai vari film in cui l’auto poteva essere vista dal suo lato oscuro, rimanendo però sempre coperta da quel alone di mistero e fascino che fa vivere al protagonista e a noi, indirettamente, la passione per i motori. A differenza di quanto vi ho indicato prima, esiste un filone molto particolare di Car Movie in cui l’auto viene presentata nella sua veste più oscura, rimanendo però a servizio dei buoni. Azione pubblicitaria promossa dalla Casa Automobilistica di turno? A volte sì, mentre altre volte l’auto diventa parte essenziale della trama. Un modello diverso, in questo caso, non avrebbe avuto lo stesso effetto, e questo è proprio quello che sto cercando.

Un aiuto in questi casi viene fornito dalla fumettistica e dai cinema che ne sono derivati. In una situazione come questa il primo mondo che devo presentarvi è praticamente obbligatorio: entriamo nel mondo di Batman e delle Batmobiles.

Il fumetto di Batman nasce nel lontano 1939 dal sodalizio tra il fumettista Bob Kane e lo scrittore Bill Finger, comparendo in un numero di Detective Comics, nota ai più come DC Comics.

Siamo negli anni ’30 e il primo modello di Batmobile è raffigurato come una normale berlina, addirittura rossa, senza nulla di particolare. L’auto in questo caso è un semplice gadget dell’uomo pipistrello. Passiamo al 1966 e al debutto in un telefilm che portò il supereroe alla fama dello schermo grazie alla serie tv “Batman” in cui ritroviamo Adam West (Batman) e Burt Ward (Robin). La Batmobile degli anni ’60 in questo caso è un prototipo di Lincoln Futura, tutta dipinta di nero, con vari profili rossi e delle appendici alari che avrebbero dovuto richiamare il pipistrello. Anche se osannata da molti, anche questa non è l’auto che sto cercando. Scura e potente, ma ancora “troppo buona”.

Passano gli anni, varie versioni proposte, e finalmente arriva il 1989 quando il genio di Tim Burton rivoluziona il mondo cinematografico e televisivo del supereroe: esce il film “Batman“. Entriamo così in un mondo gotico dove la notte, suo ambiente ideale, gli permette di liberare tutto il suo potenziale. Proprio in queste ambientazioni (ri-)nasce la sua auto, diventando anche lei simbolo dell’uomo pipistrello. Non sono molte le scene in cui è presente, ma le sue linee, le sue capacità, i suoi dettagli, la rendono parte stessa di Batman tanto da non essere ricordata come una Batmobile, ma assumendo un nome e un cognome vero e proprio. Sto descrivendo lei, la “Batmobile 1989“.

L’auto venne progettata nelle sue forme finali da Anton Furst, incaricato di preparare le dotazioni di Batman. Rimanendo nello spirito che era stato imposto alla nuova pellicola, l’auto divenne completamente nera, con una linea che richiamava l’auto degli anni ’30, ma con alcune pinne a dettagli che richiamavano anche quella del film degli anni ’60. Stilisticamente l’auto è molto massiccia, con un cofano molto lungo e pinne (stabilizzatrici?) a chiudere la parte posteriore. Richiama le auto da drag racing e, in chiave più moderna, anche alcune auto da endurance. Tecnicamente l’auto funzionava benissimo, nel senso che si muoveva. Il telaio fu ottenuto unendo quelli di due Chevrolet Impala, mentre il motore era di derivazione Chevy V8 (fonte: Volo Auto Museum).

Le versioni che seguirono non ebbero lo stesso effetto, almeno secondo il mio punto di vista. Erano, infatti, tornate ad essere dei puri e semplici giocattoloni di Bruce Wayne, ma nulla più. Anche quella della trilogia Batman di Nolan, il tank, era bella, ma non esprimeva la passione per i motori.

Sembra, invece, avere un senso l’ultima Batmobile proposta dalla cinematografia, quella di The Batman.

Il distacco con le linee del passato è netto. L’auto, in questo caso, diventa “reale”, richiamando nelle forme le Muscle Car degli anni ’60 e ’70 del secolo scorso e alcune più recenti. Dalle prime inquadrature ufficiali messe a disposizione si possono riconoscere dettagli, linee, angolature, profili e altro appartenuti a nomi noti come Mustang, Challenger e Camaro, senza trascurare alcuni richiami ai modelli Oldsomobile e alla “Cuda“. La vista 3/4 anteriore mostra una vettura rinforzata e irrigidita che potrebbe benissimo essere una muscle car preparata per una corsa in fuoristrada. Il posteriore, con il motore a vista, è l’unico che richiama il simbolo del pipistrello, con i tubolari del telaio ad evidenziare lo scheletro del profilo alare, che viene chiuso da una carenatura “a punta” verso gli estremi. Motori? altri dettagli? per ora tutto tace. E’ prevista una versione da strada immatricolabile? Questa è pura fantascienza.



Il futuro che non vorremmo.

Lasciamoci alle spalle tutto e immergiamoci nel futuro. Alcune pellicole presentano il nostro futuro non come un mondo di progresso e prosperità, ma ci portano in una situazione post-bellica, con il mondo completamente distrutto, o con un livello di violenza e degrado elevato.

In questo filone ho individuato due pellicole, anzi, due saghe, in cui, nonostante tutto quello che è successo in questi futuri descritti, l’auto diventa parte integrante della trama e, in tutto o in parte, il protagonista diventa legato indissolubilmente all’auto stessa. Sto parlando delle saghe di Mad Max e di Death Race.


Mad Max Interceptor & Mad Max Fury Road

Distinzione d’obbligo anche se il regista George Miller, e l’ambientazione, zone desertiche post-apocalittiche, sono sempre gli stessi.

La saga di “Mad Max” conta in totale 4 titoli. I primi 3, che definisco della serie Interceptor, uscirono nelle sale tra il 1979 e il 1985, con protagonista Mel Gibson. Il quarto film, “Mad Max Fury Road“, invece, è molto più recente, del 2015.

Tutti i film proposti narrano di un futuro in cui uno dei beni primari diventa la benzina e l’auto diventa un mezzo che ti permette di sopravvivere in un mondo violento pieno di predoni. Le auto del film sono tutte modificate pesantemente, ma con uno stile in cui la violenza del mondo e dell’uomo viene ampliata dal veicolo stesso che, sventrato e riassemblato come un Frankenstein, deve esprimere solo rabbia e cattiveria. In questo panorama risalta però l’auto del protagonista, la Ford Falcon XB GT Coupè, anzi… la Interceptor (fonte: Which Car e Car and Drive).

Le auto, così narra la storia, partono dai dei V8 utilizzati dalla polizia che vengono sottoposti a pesanti modifiche in termini di potenza del motore e di estetica esterna. Le versioni utilizzate nei film degli anni ’70-’80 sono destinate ad un uso prettamente stradale. Rispetto al modello originale da cui derivano, le vetture presentate nei primi film, a parte l’enorme appendice esterna del motore, risaltano per il cofano allungato, con delle carenature che coprono i fari tondi, e per il paraurti anteriore ridisegnato nella parte inferiore che diventa un prolungamento delle minigonne laterali.

La versione utilizzata in Fury Road, invece, diventa un crossover coupé in cui le minigonne laterali e il paraurti anteriore spariscono, le gomme e l’assetto danno l’idea di un’auto con un’altezza dal suolo maggiorata e compaiono 4 scarichi per lato appena davanti alle ruote posteriori. All’inizio del lunotto posteriore, al termine del tettuccio, permane uno dei due spoiler che erano presenti anche nelle prime versioni. Vari gadget per la vita nel deserto e per la lotta di sopravvivenza completano il tutto. Il motore, come d’obbligo in questi casi, esprime potenze inaspettate, che non ci è dato sapere, però.

La versione originale, la Ford Falcon XB GT Coupè, è un modello di Muscle Car del 1970 circa pensata appositamente per il mercato australiano, dove era ambientata la saga, che già di per se era un bel macchinino. Pochi gli esemplari costruiti, pochi quelli reperibili in giro, che mi sono costati un po’ di fatica per trovare immagini valide e informazioni tecniche.

Questo modello richiamava fortemente due altri modelli Ford, precisamente la Ford Torino Cobra e la Ford Mustang Mach I. Come motore, la nostra Falcon montava un Cleveland V8 da 5.763 litri (il 351 Cubic Inch) da 300 Cv a 5400 rpm e 515 Nm a 3400 rpm. Le prestazioni indicano circa 190 km/h come velocità massima e uno scatto 0-100 in circa 8 secondi. Nulla di fenomenale ma per il tempo erano di tutto rispetto.


The Death Race

Tante versioni cinematografiche che, a partire dalla pellicola originale del 1975, intitolata “Death Race 2000” di Pul Bartel, che annovera tra gli interpreti anche Silvester Stallone, fino all’ultima versione cinematografica “Death Race – Anarchia” del 2018, con regia di Don Michael Paul, mostrano un futuro in completo decadimento dove i governi autorizzano delle corse automobilistiche dove è permesso, anzi, doveroso, uccidere i propri avversari.

Di tutte le versioni fatte, quella che ho apprezzato di più per come viene mostrata l’auto è la versione “Death Race“del 2008 di Paul W.S. Anderson con niente di meno che Jason Statham come protagonista! L’ambientazione è carceraria: alcuni detenuti selezionati corrono in delle competizioni, svolte in un circuito ricavato all’interno della prigione, con auto armate di tutto punto, con lo scopo di vincere con ogni mezzo. Il premio? La libertà.

Particolarità della storia è che le auto sono preparate e gestite da carcerati, ma con una organizzazione meticolosa appannaggio delle vere scuderie di auto sportive. Il film, ambientato in un ipotetico futuro non molto lontano dal nostro, prevedeva però l’utilizzo di auto coeve all’anno di uscita del film o anche molto precedenti: 2006 Ford Mustang GT, 2007 Dodge Ram 3500, 1966 Buick Riviera, 1980 Porsche 911, 1989 Jaguar XJS, 2006 Chrysler 300C, 1972 Buick Riviera “Boat Tail”, 1979 Pontiac Trans Am, 1989 BMW 735i.

L’auto del protagonista Jensen Ames, che corre mascherato con lo pseudonimo “Frankenstein”, ossia l’attore Jason Statham, è naturalmente quella che spicca tra tutta la concorrenza. Trattasi di una Ford Mustang GT del 2006 opportunamente modificata. Inizierei, in questo caso, dalla versione originale.

La versione da strada monta un motore V8 SOHC da 4.6 litri e oltre 300 CV di potenza. In realtà, nel film si fa riferimento ad una versione base dotata in realtà di un Roush Supercharged 5.4L 3V Ford V8 della Roush Performance. Praticamente, come era veramente in uso nel 2006, e lo è tutt’ora in ambito americano, si prendeva un’auto sportiva, le veniva asportato il motore per sostituirlo con uno molto più potente, acquistabile in modalità “After Market”, senza doversi ingegnare più di tanto nell’elaborazione. In questo caso il motore citato derivava da quello installato sull’allora Ford Raptor, il pick up.

L’auto presente nel film, a detta dei protagonisti, adotta numerose modifiche. Esteticamente si notano placche di protezione in acciaio (da 2 cm) ovunque, griglie sui finestrini e vetri blindati, armi da guerra, e quant’altro le possa servire per combattere. Dal punto di vista del motore, invece, la potenza sale a 850 CV con quasi 1000 Nm di coppia con iniezione sequenziale multipoint, impianto NOx da 250 HP.

Impressionante la piastra “in solido acciaio da 15 cm” chiamata “la lapide”, posta a coprire tutto il retrotreno. Una curiosità mi assale… come avranno fatto a livello di sospensioni, di telaio e di dinamica del veicolo a gestire tutto questo peso a sbalzo al retrotreno?


Di questo filone non ho trovato, a memoria mia e di internet, altre auto da raccontarvi, ma continuerò la ricerca.

Come sempre vi ho lasciato nel testo tutti i riferimenti ai siti utilizzati per la ricerca e per avere gli estremi dei film. Quindi: buona visione!



Ancora più cattive?

La storia delle “auto cattive” però non finisce quì… Ce ne sono altre di cui parlare, ma ve le riservo per un altro articolo sul legame uomo-macchina-cinema. Tra le auto cattive mancano infatti all’appello ancora quelle cattivissime! Usate come protagoniste o compartecipanti in film horror o simili, senza trascurare alcune chicche provenienti dalle serie televisive.

Intanto l’articolo successivo riguarderà…


Di Filippo Miotto, pubblicato il 12 dicembre 2021.

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