L’Olimpo del Sol Levante: i Maestri che hanno riscritto le regole del Tuning Mondiale

Di Filippo Miotto, Progetto LeggendAuto. Pubblicato il 11/02/2026.

Voler descrivere il mondo del tuning giapponese in un solo articolo è praticamente impossibile. L’unica possibilità è mostrare alcune specializzazioni e filosofie di tuning citando alcuni dei loro più famosi e importanti esponenti, ossia quei preparatori osannati come i migliori.

La storia del fenomeno tuning in questo lontano territorio è stata presentata nel precedente articolo “Tuning e JDM. Un viaggio nel Giappone”. Avevamo in quella occasione scoperto il contesto culturale e storico in cui si era sviluppato. In questo caso, invece, ci tuffiamo nell’era moderna per esplorare chi, oggi, propone elaborazioni alle auto, in gran parte JDM ma non solo, al fine di creare “pezzi unici”.

L’automobile diventa così rappresentazione dell’anima del suo proprietario, espressione delle capacità artigianali del preparatore o, più in generale, indicazione di una filosofia di come viene vissuta l’automobile stessa.


Rotativi, V12 e Parafanghi rivettati: l’evoluzione del mito da RE Amemiya a Liberty Walk.

Si può partire da un semplice adesivo sulla fiancata della propria auto fino ad arrivare a stravolgere quasi completamente il modello originale. Non tutto questo può essere considerato tuning. L’elaborazione di un veicolo parte da dei presupposti ben chiari e ha delle finalità ben definite. Nel caso dei preparatori Giapponesi, inoltre, la tendenza ad elaborare un’auto trova riscontro in precisi modi di vivere e pensare l’auto stessa.

Da questa discussione escludiamo naturalmente tutte le preparazioni che servono a configurare in modo diverso un veicolo per renderlo utile ad uno scopo. Eliminiamo quindi tutta la parte dedicata alla realizzazioni di veicoli per il motorsport. In questi casi non vogliamo certo sminuire chi lavora in questo campo, solo che essi hanno una finalità e delle regole ben precise, non dettate da loro o dalla passione dei propri clienti, ma dalle regole di omologazione ed uso appunto nelle competizioni.

Se restiamo nell’ambito della preparazione per passione, si deve considerare il fatto che i livelli e le possibilità di personalizzazione sono infiniti e possono andare dalla semplice, si fa per dire, ricolorazione dell’auto, ad interventi seri e complessi che spaziano dal motore all’assetto, senza trascurare la cura maniacale degli interni. Le esagerazioni sono dietro l’angolo, ma si sa che i gusti non si discutono…

Tante le provocazioni a cui ci hanno abituato, e tante quelle che ci hanno diviso tra chi le considera espressione di un genio puro a chi le considera follia estrema. Non ci credete? Guardate cosa ha combinato Liberty Walk! La riconoscete?

Possiamo così dividere i tuner giapponesi in categorie in base al contributo che danno alla filosofia dell’elaborazione. I nomi citati nel seguito non sono certo esaustivi, ma dovrebbero garantire una maggiore comprensione del loro approccio all’autoveicolo. La maggior parte di questi nomi nascono in ambito motorsport, sia quello ufficiale sia quello legato alle corse clandestine, per poi approdare al mercato dei privati. Le parti vengono sviluppate per precisi marchi e modelli, acquistabili singolarmente oppure in pacchetti pre-costituiti. Man mano che vengono presentati comincerete a notare dei tratti in comune con tutti. Soprattutto sotto l’aspetto aerodinamico si notano spesso vistosi passaruota allargati, carreggiate maggiorate, e di tanto, e vistose ali al posteriore, accompagnate da spoiler anteriori molto pronunciati, con un forte richiamo alle competizioni e, soprattutto, a quei movimenti di ribellione che fecero nascere proprio il movimento dei tuner intorno agli anni ’50 del secolo scorso.

Ecco cosa vi propongo:

  1. Rotativi, V12 e Parafanghi rivettati: l’evoluzione del mito da RE Amemiya a Liberty Walk.
  2. HKS Company – Hasegawa-Kitagawa-Sigma Company, il mito dell’elettronica
  3. GReddy – Trust e i progetti Rocket Bunny e Pandem Aero
  4. Blitz, eleganza e raffinatezza
  5. RE Amemiya: Il Tempio del Motore Rotativo
  6. Top Secret: L’Arte della Velocità Proibita
  7. RWB (Rauh-Welt Begriff): L’Anima “Rough” delle Porsche
  8. Liberty Walk: La Libertà di Tagliare il Lusso
  9. L’anima del tuning

HKS Company – Hasegawa-Kitagawa-Sigma Company, il mito dell’elettronica

Forse il tuner più celebre e uno dei più antichi. Fondato nel 1973 da Hiroyuki Hasegawa e Goichi Kitagawa grazie al contributo del capitale di Sigma Automotive, la “HKS” (Hasegawa-Kitagawa-Sigma) iniziò la loro attività ai piedi del Monte Fuji con il potenziamento dei motori a benzina. Un anno dopo la fondazione, la HKS progettò e costruì il primo turbocompressore per il potenziamento delle autovetture, diventando nel contempo pioniera proprio nel settore giapponese dell’aftermarket delle prestazioni.

I prodotti forniti erano molteplici, come il primo turbo timer elettronico disponibile in commercio e il primo regolatore di pressione. Altri prodotti iniziali includevano computer di controllo del carburante “piggy-back” e sofisticati strumenti di gestione del carburante, dando ancora più risalto a tutta quella parte “elettronica” che caratterizzò poi i motori giapponesi. Un catalogo vasto di singole parti, ma anche alcuni veicoli, quasi tutti di case automobilistiche JDM, su cui si sono concentrati fornendo la possibilità di un intervento complessivo molto invasivo (clicca quì per scoprire le loro Featured Car).

Molto interessante è la parte dedicata ai body kit in cui l’estetica esagerata si piega al miglioramento dell’efficienza aerodinamica. Molti i dettagli disponibili su come ogni singolo elemento pensato per i veicoli migliora i flussi di aria nell’intorno del veicolo garantendo stabilità ad ogni velocità.


GReddy – Trust e i progetti Rocket Bunny e Pandem Aero

Nata poco dopo la HKS, la Trust Co. LTD, nota in ambito americano come GReddy, fu fondata nel 1977 da Masamitsu Hayakawa. La società divenne famosa velocemente per i suoi sistemi turbo e intercooler e, soprattutto agli inizi, per gli scarichi personalizzati, tutti sistemi applicati nelle corse JTCC e IMSA. Grazie a queste competizioni si fece conoscere sul mercato nazionale e internazionale grazie alla qualità e al successo ottenuto con gli interventi proposti sulle vetture Porsche e Toyota impegnate in queste competizioni.

La richiesta di componentistica all’estero la fece sbarcare sul suolo statunitense dove aprì una divisione chiamata GReddy, con sede in California. Purtroppo la divisione Trust del Giappone non esiste più, rimanendo il marchio statunitense GReddy che opera mantenendo lo stile originario, tanto che è ancora ben radicata nel mercato giapponese stesso sia per la componentistica per il tuning di veicoli privati sia come fornitore per le auto da competizione vere e proprie.

Attualmente è famosa per i vari kit turbo (in particolare la serie TD), gli intercooler, i radiatori dell’olio, l’elettronica oltre che per le elaborazioni aerodinamiche a completamento degli interventi sulla meccanica. Da questo punto di vista è doveroso citare il programma “Rocket Bunny” e “Pandem Aero” in cui veicoli JDM e non solo subiscono massicci interventi piacevolmente esagerati in puro stile giapponese.


Blitz, eleganza e raffinatezza

La Blitz LTD è stata fondata nel 1981 ed è diventata uno dei principali tuner in Giappone grazie alla cura dei dettagli e alla lavorazione di alta qualità dei suoi prodotti. Una delle caratteristiche dei suoi ricambi è rappresentata dall’aspetto elegante e raffinato, indice che vengono prodotti anche per essere mostrati. Non solo ricerca estetica ma anche continuo perfezionamento per garantire prestazioni e affidabilità sempre elevata. La sua presenza nel motorsport è riscontrabile in particolare nella preparazione dei veicoli che competono nelle drag race; famosa una Toyota Supra preparata da loro che è scesa sotto i 9 secondi sul quarto di miglio.

Anche loro propongono naturalmente interventi sull’aerodinamica da abbinare agli interventi di potenziamento. Strano ma vero, in questo caso gli interventi migliorativi si notano ma non sono così invasivi ed esagerati come per la maggiora parte degli altri, mantenendo quel livello si eleganza già citato per la loro componentistica meccanica.

Purtroppo informazioni precise e di dettaglio non è facile trovarne. Molti siti specializzati in elaborazioni fanno riferimento alla Blitz, ma il loro sito internet ufficiale ha la pagina in inglese vuota, dovendo così ricorrere a siti paralleli come quello di Fensport, rivenditore ufficiale nel Regno Unito della componentistica di Blitz, o quella di riviste di settore tipo YugaAuto.

RE Amemiya: Il Tempio del Motore Rotativo

Il nome “RE” sta semplicemente per Rotary Engine, a sottolineare la dedizione assoluta dell’officina ai motori Wankel di casa Mazda, perché proprio da qui bisogna partire per comprendere il suo fondatore e lo spirito delle sue opere. Ecco a voi RE-Amemiya!

L’azienda è stata fondata nel 1974 a Chiba (vicino Tokyo) da Isami Amemiya, affettuosamente soprannominato “Ama-san” dalla comunità dei tuner. La sua carriera è iniziata come street racer e meccanico autodidatta, guadagnandosi una reputazione leggendaria sulle autostrade giapponesi (come la Shuto Expressway) prima di diventare il tuner conosciuto tutt’oggi.

A differenza di molti tuner puramente “estetici”, RE Amemiya ha un passato nelle corse di tutto rispetto anzi, di altissimo livello. Il traguardo più prestigioso è stato ottenuto nel Super GT (ex JGTC). RE Amemiya ha gareggiato per anni nella categoria GT300 con la Mazda RX-7, ottenendo il titolo piloti nel 2006, distinguendosi soprattutto per il fatto di essere tra i pochi team di privati in grado di tener testa alle più blasonate squadre ufficiali. La tradizione sportiva non finisce qui e, in puro stile giapponese, arriva a primeggiare anche nel D1 Grand Prix, diventando un punto di riferimento nel drifting professionistico con le loro RX-7 azzurre, riconoscibili per la sponsorizzazione di Matsukiyo e per essere pilotate da fenomeni come il pilota Masao Suenaga. Altro traguardo ottenuto nel motorsport è infine da ricercare nel campionato World Time Attack Challenge (WTAC) a cui parteciparono regolarmente a competizioni di velocità pura sul giro singolo, portando al limite le capacità aerodinamiche della piattaforma FD3S.

Ritornando alla sua storia, negli anni ‘70-’80, alle origini del loro mito la RE Amemiya era concentrata su preparazioni estreme per le corse clandestine (niente giudizi, ma da lì molti preparatori del sol levante sono partiti) e i record di velocità sull’anello di Yatabe. Negli anni ‘90-2000 tutto cambia con l’arrivo sul mercato della Mazda RX-7 FD3S, sua musa ispiratrice. Il suo tuning diventa arte e inizia a sviluppare kit aerodinamici (come il celebre AC037 con fari fissi al posto dei pop-up) studiati appositamente per migliorare il raffreddamento e la deportanza.

L’uscita di produzione della RX-7 non ha intaccato il mito dei RE Amemiya, portandolo a presentare diversi concept basati su motori rotativi a 3 o 4 rotori (20B e oltre) al Tokyo Auto Salon 2025 e 2026.

Oggi RE Amemiya non è solo un’officina, ma un fornitore globale di kit aerodinamici completi in carbonio o vetroresina per RX-7 e RX-8, componenti meccaniche specifiche per motori rotativi. A queste attività affianca quella di restauro e tuning, con servizi di “overhaul” (revisione completa) dei motori Wankel sulle Mazda d’epoca, e quella legata al Collezionismo, con collaborazioni ad esempio con MiniGT per la produzione di modelli in scala delle loro auto più famose.


Top Secret: L’Arte della Velocità Proibita

L’azienda nasce formalmente nei primi anni ’90 a Chiba grazie a Kazuhiko Nagata, soprannominato “Smokey” per la sua abitudine di scaldare le gomme con spettacolari burnout prima di ogni lancio ad alta velocità, è l’anima del brand. Il nome Top Secret deriva dal periodo in cui Nagata lavorava per la Trust-GReddy. La leggenda narra che costruisse parti speciali e auto per sé e per i clienti dopo l’orario di lavoro, in segreto. Nagata è un ingegnere geniale che ha trasformato la ricerca della velocità massima (V-Max) in una missione di vita.

A differenza di altri tuner, la vera pista di Top Secret è stata spesso la strada pubblica, il che ha creato un’aura di leggenda attorno al brand. L’episodio più famoso è stato l’arresto nel Regno Unito (1999). In quell’occasione Nagata portò la sua Supra oro sulla A1 in Inghilterra, raggiungendo i 317 km/h sotto la pioggia. Fu arrestato, passò una notte in cella, venne multato ed espulso dal paese, ma il video dell’impresa lo rese una celebrità mondiale.

La sua necessità di superare i limiti lo fece approdare alla V-Max Challenges, occasione nella quale portò le sue auto sui circuiti di Nardò (Italia) e sulle autostrade della Nuova Zelanda e del Giappone (Wangan), cercando sempre di superare il muro dei 300 o 400 km/h. Non trascurò nemmeno il Drifting. Top Secret ha partecipato con successo al D1 Grand Prix con una Nissan Silvia S15 guidata da Ryuji Miki, vincendo il campionato nel 2004.

L’esagerazione trova spazio in ogni elemento, portandolo a lavorare su mostri sacri dell’epoca come le Supra e Skyline (Anni ’90). Il focus era sulla Toyota Supra JZA80 e sulla Nissan Skyline GT-R (R32, R33, R34). Le sue auto si distinguevano per la livrea oro, concessa solo alle auto che Smokey riteneva i suoi capolavori. Altro progetto estremo è stato quello del Progetto V12, con la sua creazione più folle identificata nella Supra V12, dove rimpiazzò il leggendario motore 2JZ con un 5.0L V12 derivato dalla Toyota Century, equipaggiato con due turbo, per puntare ai 400 km/h. Con l’uscita della Nissan GT-R R35, Top Secret è diventata il punto di riferimento per lo sviluppo aerodinamico e motoristico di questa piattaforma, vincendo numerosi premi al Tokyo Auto Salon per l’eleganza e la potenza delle sue preparazioni.

Come per gli altri tuner, anche Top Secret è diventato sinonimo di perfezione tecnica e design funzionale alla velocità. I suoi cavalli di battaglia sono:

  • Body Kit con i componenti aerodinamici per R35, R34 e Supra;
  • Mappature ECU e Tuning Meccanic, specializzandosi nell’estrarre potenze enormi (oltre 1000 CV) mantenendo un’affidabilità sorprendente.
  • Restauro “Final Edition”, settore nel quale Nagata si dedica oggi al restauro conservativo e al potenziamento delle Skyline classiche, creando edizioni limitate che valgono centinaia di migliaia di euro.

RWB (Rauh-Welt Begriff): L’Anima “Rough” delle Porsche

Il tuning delle Porsche? Qualcuno lo ha trasformato in una forma di rituale artistico globale. Quel qualcuno è Akira Nakai il fondatore di RWB (Rauh-Welt Begriff). Il brand nasce a Kashiwa, nella prefettura di Chiba, alla fine degli anni ’90. Il nome tedesco Rauh-Welt Begriff significa grossomodo “Concetto di Mondo Rough (Grezzo)”. Akira Nakai, bisogna vederlo come un mastro artigiano. La sua carriera inizia nel mondo del drifting con una crew chiamata Rough World, a bordo di una Toyota AE86. Un giorno, però, si imbatte in una 911 (serie 930) danneggiata: la riparò e la trasformò nella leggendaria “Stella Artois”. Il concetto di tuning applicato a Porsche assunse un nuovo nome: era nata la prima RWB, chiamata “Stella Artois” in onore della sua birra preferita.

Nakai non corre in campionati FIA ufficiali, ma la sua estetica è profondamente radicata nelle gare amatoriali giapponesi e, come abbiamo già visto anche per gli altri maestri del tuning, interpreta in chiave moderna la tradizione delle elaborazioni. Ritornando alle gare, Nakai diventa una figura centrale delle gare “Idlers” a Tsukuba e Motegi, con automobili nate/costruite per correre in pista in sessioni endurance.

I segni di riconoscimento delle sue creazioni sono chiaramente identificabili e riconducibili alla funzionalità estrema. Giganteschi alettoni, carreggiate allargate e pneumatici enormi per massimizzare il grip in curva. Porsche sembra essere nata proprio per esprimere il loro poteziale con Nakai.

Dalla bottega di Chiba al mondo intero il passo è stato breve. Grazie ai social media e a filmati divenuti rapidamente iconici, RWB è diventato un fenomeno virale. Nakai ha iniziato a viaggiare in tutto il mondo per costruire le auto sul posto, diventando una sua caratteristica: lui non spedisce i kit per posta! Vederlo all’opera è uno spettacolo diventando il metodo Nakai. Questo il suo modo di lavorare: taglia i parafanghi originali delle Porsche a mano con un seghetto alternativo, fuma costantemente e lavora a occhio, senza l’ausilio di strumenti laser o computer. Questo approccio “imperfetto” e viscerale è ciò che i clienti pagano.

I body kit sono su misura e dedicati alla trasformazione estetica, caratterizzata da parafanghi rivettati, paraurti, alettoni e minigonne, tutto specifico per modelli Porsche 930, 964 e 993. Il cliente acquista il kit e il tempo di Nakai: arriva, monta il kit in 2-3 giorni e battezza l’auto con un nome unico. Ecco alcuni nomi: Rough Rhythm, Stella Artois, Venice.

Ma RWB non è più solo questo , oggi RWB è un lifestyle brand. Vendono abbigliamento, orologi in edizione limitata, e modellini in scala (spesso in collaborazione con Tarmac o Ignition Model) che vanno sold-out in pochi minuti.


Liberty Walk: La Libertà di Tagliare il Lusso

Wataru Kato ha fondato a Nagoya nel 1993 la Liberty Walk, azienda conosciuta spesso con l’acronimo LBWK. Il suo intento era di cambiare il modo in cui le persone percepiscono il possesso di un’auto. Kato-san riversa nelle sue opere la filosofia Bosozoku, caratterizzando ogni veicolo con la voglia di distinguersi, di “disturbare” la quiete e di personalizzare tutto senza timore reverenziale. Il nome “Liberty Walk” simboleggia proprio la libertà di modificare un’auto secondo i propri gusti, indipendentemente dal suo valore di mercato.

L’anima Bosozoku si fa sentire, non a caso le radici di Liberty Walk affondano nella cultura Kyusha e nei Kaido Racers. Lo stile “LB-Works” è caratterizzato da enormi parafanghi rivettati e tagliati, riproponendo in chiave moderna le auto da corsa giapponesi degli anni ’70 del campionato Super Silhouette. I suoi progetti però non si sono limitati solo all’estetica ma hanno esplorato anche il mondo del drift. Un esempio su tutti è stata la Lamborghini Murciélago da Drift guidata da Daigo Saito, una delle prime supercar al mondo a competere professionalmente in questa disciplina.

Per Kato, le auto devono essere “vissute” e su molte di esse compare il suo slogan “Imagine all the people living life in peace” , sottolineando un messaggio di armonia globale attraverso la passione per il tuning.

Noto in patria, Liberty Walk diventa finalmente un fenomeno mondiale nel 2013, anno in cui presenta al SEMA di Las Vegas una Lamborghini Aventador e una Ferrari 458 Italia con i parafanghi tagliati destando sentimenti contrastanti negli appassionati di tutto il mondo. Tagliare una Ferrari e una Lamborghini? Sacrilegio o genio puro? Ognuno si schierò da una parte o dall’altra, ma ormai Liberty Walk era diventata conosciuta ovunque!

In puro stile “Made in Japan”, Kato ha espanso il suo lavoro anche alle auto più piccole, come la Daihatsu Copen (trasformata in mini-GT-R) o la Honda S660, portando lo stile “Works” a tutte le fasce di prezzo. Al Tokyo Auto Salon 2026, Liberty Walk ha però continuato a ssostenere i kit “LB-Silhouette Works GT”, che trasformano le auto in prototipi da corsa da strada con pannelli carrozzeria completamente sostituiti anziché solo rivettati.

Solo un ultima provocazione da ricordare: l’elaborazione di Sua Maesta: Lamborghini Miura.


L’anima del tuning

Il nostro breve viaggio è finito, molti i nomi che non ho potuto citare, ma spero che l’esplorazione di questo mondo, molto lontano da noi per il tipo di approccio alla personalizzazione del veicolo, sia stato sufficiente per portarvi a sognare e pensare fuori dagli schemi.

Sì, lo so, tutti a dire “io no, preferisco le linee pulite e sofisticate del nostro design europeo”, ma poi quegli alettoni immensi, quei passaruota esagerati, quegli assetti raso terra e tuttaquella ricerca di potenza ulteriore, ci affascinano talmente tanto da far diventare le loro auto quel piccolo sogno nel cassetto.



Di Filippo Miotto, progetto LeggendAuto. Pubblicato il 11 febbraio 2026.


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