di Filippo Miotto, pubblicato il 14 agosto 2026.
Da oltre cento anni di storia al futuro di domani.
Fino a pochi anni fa l’automobile era meccanica pura: motore, cambio, telaio, comportamento in strada. Tutto era lasciato ad una progettazione, per l’appunto meccanica, sopraffina e alle sensazioni e all’esperienza di chi le guidava. Tutto calcolato al millesimo e tutto affidato a mani esperte dove ogni singolo componente e ogni singolo uomo potevano fare la differenza. Si sceglieva un’auto per la propria tradizione, per quello che poteva rappresentare e per tutta una serie di caratteristiche, sempre meccaniche, che potevano meravigliare, stupire o, semplicemente, farci dire “però!”. La parte emozionale a volte poteva fare la differenza. Un esempio? Acquistare una normalissiam Lancia Delta e guidarla ci faceva sentire a bordo di quella versione da rally che vinceva ogni titolo disponibile.
Poi qualcosa è cambiato e per tanti motivi.
Prima di tutto la sicurezza. L’introduzione dei più svariati sistemi di controllo dell’autoveicolo, praticamente quasi tutti gestiti dall’elettronica, hanno elevato il grado di sicurezza attiva e passiva. Sensori, sistemi di correzione della frenata, dello sterzo, dei freni, delle sospensioni e di chissà cos’altro hanno portato ad una elevazione dell’automobile. Poter correre senza compromessi è fantastico, ma solo se si è in pista. Nella vita di tutti i giorni bisogna salvaguardare guidatore, passeggeri e il resto del mondo che ci circonda. Di piloti, quelli veri professionisti, ce ne sono pochi in giro e nella vita di tutti i giorni ben vengano sistemi come ESP, ABS, ASR e così via.
Poi l’efficenza del motore. Anche in questo caso si passa negli anni attraverso l’elettronica, tanta, che è stata introdotta nella gestione del motore. Ottimizzazione dei cicli, della gestione di coppia, potenza e consumi. I sistemi sono i più svariati e a farla da padrone, almeno all’inizio, erano i veicoli in arrivo dal sol levante, quel lontano Giappone dove auto come Honda, Toyota, Subaru e così via mostravano efficienze e prestazioni elevate basando molto proprio sull’elettroncia del motore.
E di nuovo la sicurezza, ma avanzata. Ora però si tratta dei sistemi ADAS, più noti come “guida autonoma”. In attesa di arrivare al livello massimo, il quinto, in cui daremo un comando all’auto e farà tutto da sola, cominciamo a vedere comparire una miriade di sensori, sempre più complicati, gestiti e coordinati dall’intelligenza artificiale. Alcune case automobilistiche hanno fatto la fortuna su questo aspetto investendo tantissimo quando le altre erano ancora ferme a sistemi più primitivi. Vi lascio il mio articolo “The Autonomous Driving” e il relativo documento tecnico-divulgativo proprio sul futuro dell’auto visto da questo punto di vista.
E non trascuriamo l’aspetto ambientale. L’ordine era uno solo: inquinare meno! Nonostante i tanti detrattori, ormai l’unico modo per ridurre l’inquinamento è il passaggo alla trazione elettrica (vedi articolo “L’evoluzione elettrica dell’automobile” e “Il settore automobilistico e il Green Deal Europeo”). L’abbandono della trazione basata sui combustibili fossili a vantaggio dei motori elettrici, se alimentati da energia derivata da fonti rinnovabili, può effettivamente migliorare la qualità ambientale. Il concetto di automobile inizia drasticamente a cambiare. La mobilità elettrica ha richieste precise e la gestione del motore, elettrico, e dei consumi, visibili nella batteria, richiedono sempre più l’ingerenza della softweristica in ogni singolo aspetto.
Non dimentichiamoci poi l’aspetto più “giovane” che si è voluto dare a questo mezzo. Introduzione di enormi tablet al posto dei classici quadranti e una connettività avanzata, per ora solo con il proprio smartphone, tra non molto con tutto il mondo che ci circonda.
Quindi? Come sarà l’auto prossima ventura? Naturalmente sarà a trazione elettrica, molto probabilmente a trazione integrale intelligente, completamente elettrica e dotata dei più avanzati sistemi tecnologici per la guida autonoma, tutto gestito da potenti computer basati sull’intelligenza artificiale, necessaria a gestire tutto questo sistema complesso, e connessa fortemente con il mondo circostante.
In altre parole…
Benvenuti nell’era della
Architettura SDV, la “Software-Defined Vehicle”.
Architettura SDV – Software-Defined Vehicle.
Tanta, anzi, tantissima tecnologia. Elettronica a non finire ovunque. Trazione elettrica e batterie. Connettività sempre. Intelligenza artificiale. Tutto deve essere gestito e coordinato. L’unico modo è associare l’intelligenza artificiale ad una unità centrale di comando con la possibilità di controllo, gestione e aggiornamento da parte della stessa casa automobilistica. Quella che è stata appena descritta è l’auto del futuro, quella chiamata SDV – Software-Defined Vehicle.
La meccanica in questo caso è relegata a pochi componenti quali il telaio, le sospensioni e poco altro, tutti elementi in cui ormai le possibilità di sviluppo sono molto limitate. Dopo tanti anni di ricerca e crescita, si è arrivati al punto che la staticità della meccanica dell’autoveicolo sta diventando un peso. Spostando invece tutto sulla parte software e sull’elettronica gli spazi per crescere e migliorare il veicolo nel suo complesso sono ancora enormi. Se si voleva migliorare un aspetto dell’automobile prima si doveva andare da un meccanico in gamba e intervenire drasticamente sul veicolo. Nel prossimo futuro tutto verrà fatto online, con un aggiornamento specifico che avverrà ne più ne meno come facciamo oggi per il nostro PC o smartphone installando software, app e aggiornamenti di sistema. Questa, in poche parole, la spiegazione di SDV. In realtà dietro la semplicità di un concetto c’è un mondo che nemmeno immaginiamo.

Una parte fondamentale di questa trasformazione è individuabile nella riduzione, se non addirittura l’eliminazione, di molte unità di controllo elettronico (ECU) indipendenti. Queste sono piccoli computer che gestiscono singole funzioni del veicolo (esempio: frenata, climatizzazione), aggiunte sempre di più per gestire al meglio il tutto. Il loro comportamento in marcia non può però essere considerato a sè stante, ma ogni interazione con il veicolo e con l’ambiente circostante comporta attualmente la presenza di ulteriori ECU che svolgano questo compito, con la complicazione che la coordinazione di ogni elemento diventa fondamentale, ma richiede nel contempo sempre più potenza di calcolo.
Nei veicoli SDV la soluzione trovata risiede nel far gestire tutto da un unico computer centrale, molto potente, integrato e supportato dalle A.I., che permette a tutti i sistemi e all’utente stesso di lavorare e collaborare insieme in modo più fluido. La connettività sarà totale, a partire dalla gestione e scambio di informazioni con la casa madre, sia con l’infrastruttura circostante senza trascurare la comunicazione con gli altri veicoli.
La sicurezza alla guida si evolve ancora.
Il vantaggio principale di questa nuova tipologia di veicoli è riscontrabile nell’aumento della sicurezza della guida. Uno dei limiti della guida autonoma risiedeva nella ridotta capacità di interagire con l’ambiente circostante. Nonostante tutti i sensori già attualmente presenti sui veicoli e anche considerando quelli futuribili a cui le case automobilistiche stanno già pensando, il sistema che governa la guida autonoma si basa ancora su calcoli statistici visti unidirezionalmente da parte del veicolo stesso.
Nel futuro, grazie ai veicoli SDV si potrebbe superare questo ostacolo e l’auto scambierebbe in continuo dati in ingresso e in uscita in primo luogo con l’infrastruttura viaria. Livello di traffico, meteo, ostacoli, lavori in corso, e quant’altro possa interessare la circolazione, verrebbe comunicato all’auto permettendole di regolare la propria condotta al riguardo. Praticamente un potenziamento ulteriore di quanto viene già fatto da alcuni sistemi di navigazione attuale, ma con un livello di confidenza e dettaglio ancora maggiore.
Una comunicazione simile avverrebbe anche con gli altri veicoli circostanti. L’auto così interpreterebbe il comportamento dei veicoli circostanti non solo su calcoli statistici propri, ma otterrebbe conferma o correzzione delle proprie previsioni parlando, in senso virtuale, con gli altri veicoli.
In tale contesto l’integrazione e l’implementazione di sistemi come la guida autonoma e l’integrazione dei dati in tempo reale diventa molto più semplice.
Il rapporto con la casa madre in un nuovo modello di business.
Tre sono gli aspetti da considerare per gli SDV.
Al momento dell’acquisto il veicolo che ci viene consegnato potenzialmente è già migliore di quanto abbiamo in realtà comprato, solo che molte opzioni sono bloccate dalla casa madre tramite la gestione software. Vediamo alcuni esempi per capire meglio il nuovo concetto di acquisto.
La scelta dinamica delle prestazioni.
All’acquisto si decide il livello di prestazioni che vogliamo per il nostro veicolo. La casa madre, o il concessionario direttamente, setta la risposta dell’auto impostandolo a livello di software. Le prestazioni di tutto il sistema, come potenza, coppia, accelerazione, velocità massima, etc., vengono stabilite in quel momento. Dopo un paio di anni vogliamo incrementare queste prestazioni? Un nuovo contratto con la casa automobilistica ci garantirà un aggiornamento software che aggiusta tutto secondo le richieste. Un momento però: non è che compro un’utilitaria da 100 kW e poi la potenzio a 500 kW. Dagli originali 100 potrò passare magari a 120, oppure scendere a 80. Oltre certi limiti infatti ci sono comunque delle componenti meccaniche da considerare che non vengono di certo fornite all’inizio sul modello scelto (leggasi: sospensioni, assetto, gomme, aerodinamica, etc.).
Personalizzazione dell’esperienza.
Il software abilita la ridefinizione dell’interfaccia utente (HMI) e di tutti gli optional che vogliamo, non solo del comportamento dinamico del veicolo in tempo reale. Acquisto l’auto in estate senza pensare alle fredde giornate invernali. A dicembre decido così che voglio i sedili riscaldabili. Nulla di più semplice. L’auto possiede già l’optional richiesto solo che non è attivo, così mi basta scaricare l’app che li attiva, naturalmente pagando, e magicamente posso utilizzarli. L’auto nasce già con molti optional premontati ma non attivati. La casa madre da un lato si semplifica la costruzione in quanto a parte la definizione del colore di interni ed esterni per il resto i veicoli sono tutti uguali tra loro. L’uso di touch screen sempre più grandi eliminano anche il problema dei tasti fisici nuovi da collocare in corso d’opera. Tutto viene fatto tramite monitor semplicemente caricando ulteriori menù e sotto menù.
Ottimizzazione Operativa e Riduzione dei Costi di Richiamo.
L’adozione del software-defined vehicle permette una riduzione massiccia dei costi di richiamo e di manutenzione non prevista. La maggior parte degli errori critici possono essere risolti tramite aggiornamenti Over-the-Air (OTA) anziché effettuando costosi interventi fisici in officina. La telemetria continua, analizzata in tempo reale dalla casa madre, facilità la previsione di possibili guasti intervenendo prima che si verifichino danni più gravi dato che tutto viene caricato e analizzato in cloud. Naturalmente il tutto è facilitato anche dall’adozione della trazione elettrica che riduce al minimo la presenza di parti meccaniche.
Tanti vantaggi ma anche tanti, per ora, problemi.
I Software Defined Vehicle sono in fase di sviluppo da pochissimo tempo e, come tutte le nuove tecnologie, presentano non solo vantaggi ma anche tanti, per ora, svantaggi. Questi sono insiti nel loro stesso concetto di approccio all’auto e all’utente. Il fatto di aver spostato la tecnologia dalla meccanica all’algoritmo ha portato nell’auto problemi che fino a poco tempo fa si riscontravano in smartphone e computer. I principali limiti degli SDV riguardano infatti proprio l’elevata presenza di informatica e di connettività con l’ambiente circostante.
Quello più preoccupante, e verso il quale c’è maggiore attenzione, è di sicurezza informatica. Essendo connessi a internet, connessi a tutto e gestiti da un sistema centrale, i veicoli possono infatti diventare bersaglio di attacchi hacker o tentativi di accesso remoto non autorizzato alle funzioni di guida o di bordo. Come c’è chi cerca di hackerare i nostri computer di casa o i nostri cellulari, di sicuro ci sarà chi cerca di entrare nei nostri veicoli. Non solo ricatti (o paghi o ti blocco l’auto) ma anche semplicemente accesso all’enorme quantità di dati che un sistema del genere deve immagazzinare e usare. Gli SDV raccolgono una quantità enorme di dati sulle abitudini del conducente, sui percorsi e sulle prestazioni del veicolo, sollevando problemi legati alla riservatezza e alla protezione delle informazioni personali.
Altro problema sono i bug e l’instabilità del software. Come accade per gli smartphone o i computer, anche il software di un’auto può presentare errori di codice, richiedendo frequenti aggiornamenti correttivi o richiami. Un taglio improvviso della potenza, un calcolo errato dell’autonomia, una cattiva interpretazione di dati non sono da escludere. Con il tempo verranno corretti, ma al momento sono un ostacolo non trascurabile. Il sistema si baserà sempre d più sull’intelligenza artificiale portando con sè le problematiche relative, dall’abbaglio all’errata interpretazone di dati.
Molte funzioni avanzate e gli aggiornamenti OTA (Over-the-Air, cioè via etere) richiedono una connessione di rete stabile. Il problema è quindi relativo alla disponibilità effettiva di connessione alla rete. In zone con scarsa copertura, ad esempio, alcune caratteristiche potrebbero non funzionare o subire ritardi. Se i sistemi diventano troppo dipendenti dalla comunicazione con la rete, sia web sia con l’infrastruttura, nel momento in cui questa viene meno il sistema deve essere in grado di gestire la situazione anomala.
Ultimo problema, da non sottovalutare minimamente, è legato all’obsolescenza tecnologica del comparto informatica che comporta elevati costi ed elevata complessità industriale. Rispetto alle auto legate alla meccanica, il settore informatico si sta sviluppando a livello hardware e software a velocità esponenziale. Le case automobilistiche devono avere settori di ricerca e sviluppo competitivi su cui investire capitali ingenti. Progettare un’architettura software centralizzata e unire hardware e software non è facile per i produttori tradizionali, il che si traduce in costi di sviluppo molto elevati e la necessità di affidarsi a società esterne specializzate, comportando anche una omogeneizzazione dei risultati raggiungibili e una ridotta reale diversificazione tra case concorrenti. In questa situazione, inoltre, alcuni modelli potrebbero in breve tempo diventare non più competitivi sul mercato in quanto la tecnologia alla loro base diventa non più aggiornabile.
Non fermiamo l’innovazione.
Pochi per ora i veicoli che possono dichiararsi SDV, ma comunque ci sono e a breve saranno molti di più. Pioneristica nel settore è stata Tesla in particolare con la loro Model S, progettata proprio in tal senso. Seguono molti marchi nuovi cinesi che, partendo completamente da zero in tutto, hanno deciso fin da subito di creare veicoli di questo tipo. Altri marchi, come Mercedes, BMW, Ford, Volvo sono quasi pronti ad immettere nel mercato veicoli completamente SDV.
Diverso il caso del Giappone. Quì la corsa ai veicoli SDV viene promossa e sostenuta proprio dal governo con lo scopo di colmare il divario con i concorrenti cinesi e statunitensi, sostenendo così il comparto automobilistico nazionale. Per ridurre i costi e accelerare lo sviluppo, storici rivali come Honda, Nissan e Mitsubishi hanno siglato un’alleanza strategica per standardizzare i chip e co-sviluppare un sistema operativo comune. Da un altro lato Toyota promuove la propria piattaforma aperta Arene OS, ideata per gestire aggiornamenti da remoto e sicurezza avanzata.
Fonte dati
Dalle riviste specializzate alle società pioneristiche nel settore:
Ansys, https://ansys.synopsys.com/it-it/simulation-topics/what-is-a-software-defined-vehicle
IBM, https://www.ibm.com/it-it/think/topics/software-defined-vehicle
Insideev, https://insideevs.it/news/759299/veicoli-elettrici-software-defined/
Di Filippo Miotto, pubblicato il 14/08/2026.

