Pembleton Motor Company ed eleganza inglese

Di Filippo Miotto, Pubblicato il 01/09/2026.


Eleganza d’altri tempi. Non serve dire altro.

Non siamo abituati a queste tipologie di veicoli e a questo tipo di approccio al mondo dell’automobile, almeno qui in Italia, ma penso nemmeno in gran parte del resto del mondo. Qui però ci troviamo nel Regno Unito, più precisamente a Bayton, nel Worcestershire, non molto lontano da Birmingham, uno di quegli angoli della campagna inglese in cui nascono opere uniche con il fascino e l’eleganza tipiche delle auto inglesi che, in questo caso specifico, incarna in chiave moderna la classicità vera dell’automobile.

La storia che voglio raccontarvi è quella di un marchio molto particolare. La casa automobilistica chiamata Pembleton Motor Company (visita il sito ufficiale cliccando qui) esprime quella maestria artigianale e familiare che, dall’aprile del 1999, permette ai fortunati possessori di possedere dei pezzi unici ritagliati su misura con lo stile inconfondibile degli anni ‘30, ma con nascosta la tecnologia moderna.

Storia della Pembleton Motor Company.

Anche se i veicoli che realizza hanno linee, forme e spirito di tempi molto lontani, in realtà la casa automobilistica ha una storia molto recente, con la sua fondazione nel 1999 a Bayton, nel Worcestershire (Regno Unito).

L’idea originale viene da una intuizione, meglio dire sfida, avuta nell’aprile del 1999 da Phil Gregory, ex campione nazionale di Hill Climb, le cronoscalate, mentre stava pianificando un tour in bicicletta in Irlanda. Consultando il listino prezzi del traghetto Dún Laoghaire, notò che il trasporto per moto e tricicli era gratuito. Chiedendosi se l’esenzione valesse anche per le cyclecar a tre ruote, decise di progettare e costruire il primo prototipo Pembleton. Avete letto bene: cyclecar a tre ruote. Due ruote davanti, una dietro, disposizione del motore normalmente molto avanzato per bilanciare il corpo vettura e tanta voglia di viaggiare.

La Pembleton Motor Company nasce così ufficialmente e il suo fondatore Phil Gregory, diventa un produttore di auto altamente specializzate ma nella forma delle kit car da autocostruzione, destinate a clientele molto particolari che vogliono cimentarsi anche con le loro capacità nella meccanica.

Nel 2015 arriva una svolta fondamentale. Guy Gregory, il figlio del fondatore, assume la guida della produzione mentre il capostipite passa al ruolo di designer e fabbricatore specializzato. La novità estremamente importante dell’avvicendamento interno risiede nel passaggio dalle kit car alla realizzazione interna delle vetture. Il cliente ora sceglie tutti i dettagli e ritira il veicolo fatto e finito. La costruzione è infatti altamente artigianale e, come i vestiti di alta sartoria, permette di costruire ogni modello sulle specifiche richieste del cliente.

Nel 2018 viene lanciata la V-Sport a tre ruote e, nel 2020 viene presentata la T24, il primo modello a quattro ruote. Linee e stile nobile degli anni ‘30, ma componentistica moderna per garantire potenza, leggerezza e, naturalmente, tanto divertimento alla guida.

Qui non si scherza! Come scoprirete tra poco le potenze non sono quelle delle supercar, ma i giusti cavalli e il giusto peso, su queste impostazioni di guida uniche, permettono di vivere l’auto appieno. Naturalmente bisogna essere appassionati veri e propri.

Una filosofia unica per dei modelli unici.

Le caratteristiche del marchio e dei modelli che produce associano ed enfatizzano le caratteristiche tipiche di molte costruzioni artigianali inglesi. Possiamo individuare in esso tre aspetti principali.

Iniziamo con il concetto di leggerezza. Molte comodità moderne non vengono previste, ma si utilizza solo l’essenziale. In questo modo il peso si abbassa notevolmente garantendo così un rapporto peso/potenza ottimale. Il motore, ad esempio, deriva dal’ambito motociclistico affidandosi ad una rinomata casa motociclistica.

Proseguiamo con il valore aggiunto dell’artigianalità. Nulla è industrializzato ma tutto è fatto ancora rigorosamente a mano: i telai sono saldati in sede e le carrozzerie in alluminio vengono sagomate, forate e rivettate manualmente. Si prosegue poi con gli interni, cuciti a mano, e così via per ogni componente. Vabbè, il motore a mano farlo sarebbe più un problema che un valore aggiunto, quindi per questo si rivolgono ad un produttore esterno molto noto.

Finiamo con l’aspetto estetico complessivo. Magari a tutti non piace, ma bisogna comunque dire che l’unione di passato e presente ha un fascino incredibile. Lo stile è quello delle cyclecar storiche degli anni ’20 e ’30, ma la meccanica impiega componenti moderni come motori bicilindrici a V a iniezione elettronica, fari a LED e prese USB.

Il risultato è di due modelli fabbricati a mano su ordinazione: la V-sport a tre ruote e la T24 a quattro ruote.

Pembleton V-Sport.

La prima auto che vi presento è la V-Sport, una cyclecar a tre ruote. Il modello è molto particolare e al momento sul mercato le concorrenti sono veramente poche.

Il motore è di derivazione motociclistica ed è un bicilindrico a V (V-Twin)  da 750 cc con iniezione elettronica e gestione elettronica di derivazione Moto Guzzi raffreddato ad aria e montato trasversalmente… a vista. Davanti all’asse anteriore si trova questo motore con il bicilindrico ben visibile. La scelta non è solo estetica,l’impatto visivo è infatti piuttosto forte, ma anche una scelta tecnica, utile a favorire il raffreddamento del motore stesso. La potenza di circa 50 CV non è eccessiva, ma unita al peso a secco di soli 298 kg le garantisce un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 7,2 secondi e una velocità massima di circa 177 km/h. La frenata è affidata ad un impianto con dischi.

La scelta di cyclecar naturalmente porta a vista molte componenti meccaniche, dallo sterzo, all’impianto frenante e, come già detto, al motore.

Le dimensioni dell’auto sono molto ridotte, obbligando così a capacità di carico altrettanto ridotte. Ma, siamo onesti, un’auto così di certo non la utilizziamo per andare al mare con la famiglia. Gli interni richiamano fortemente le auto degli anni ‘30, anche se non mancano comodità più moderne come la regolazione del sedile e del volante, i parabrezza aerodinamici e le prese di ricarica USB/12V.

Pembleton T24.

Il secondo modello che hanno in catalogo è denominato T24 ed è una roadster a quattro ruote.

L’aspetto è sempre quello di una cyclecar anni ‘30, ma stavolta le dimensioni maggiori portano il peso a secco a circa 360 kg. Il motore è sempre un bicilindrico di origine Moto Guzzi, ma stavolta la cilindrata sale a 850 cc per 79 CV. Le sospensioni sono indipendenti su tutte e quattro le ruote e anche qui troviamo un impianto frenante a disco.

Come per la V-Sport, anche qui la trazione è anteriore, con lo spettacolo del bicilindrico completamente a vista.

Le nuove forme garantiscono una capacità di carico superiore rispetto alla V-sport (parliamo di circa 200 litri contro i 90 del modello a tre ruote). Il comfort anche in questo caso è affidato alla capacità di regolazione di sedili e volante e alle prese di carica a 12 V e USB.

L’anima delle Pembleton.

Le immagini le avete viste, le caratteristiche le avete lette, l’anima che questa casa automobilistica vuole trasmettere spero l’abbiate compresa. Questi veicoli devono essere assaporati e capiti. Cercare in essi l’enfatizzazione della tecnologia moderna e della potenza, meccanica o elettrica che sia, è inutile. Serve un bel respiro e tuffarsi in un mondo in cui ciò che conta è solo guidare.


Di Filippo Miotto, pubblicato il 01/09/2026.

Lascia un commento